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Reggio Calabria, caso Fallara, "Scopelliti ideatore delle falsificazioni"

Reggio Calabria, caso Fallara, “Scopelliti ideatore delle falsificazioni”

A Reggio Calabria, caso Fallara e Giuseppe Scopelliti creano sempre scompiglio e naturalmente le motivazione della condanna in Cassazione per l’ex sindaco non fanno differenza

Le motivazioni che sono state depositate con cui la Corte di Cassazione che ha condannato ad aprile scorso in via definitiva a quattro anni e sette mesi Giuseppe Scopelliti, spiega la pena inflitta all’ex governatore della Calabria, non si discostano da quelle della Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Scopelliti è stato condannato per gli ammanchi nei bilanci del Comune di Reggio Calabria dal 2008 al 2010, periodo in cui era sindaco della città. Accusato di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico, ha avuto uno sconto di pochi mesi solo per la prescrizione del reato di abuso d’ufficio.

Secondo la sentenza, Scopelliti non è semplicemente “ideatore ed ispiratore dei delitti a lui ascritti in concorso con la Fallara”, ma con lei ha agito “in sinergia costante”.

“Basti pensare – spiega la Corte nelle motivazioni – alla descritta vicenda dei finanziamenti agli enti religiosi ed al concreto sostegno prestato alla Fallara, anche in vicende da cui palese emergeva l’illegalità della condotta della predetta, tutelata al punto da accettare le dimissioni dell’assessore Veneziano, che era entrato in aperto conflitto con la dirigente”.

E poi – sostengono gli ermellini – lo stesso Scopelliti “non è stato in grado di spiegare perché non avesse subito rimosso la Fallara, pur essendo a conoscenza delle alterazioni del bilancio da questa commesse”. Dunque, per la Corte, Scopelliti non era semplicemente l’ispiratore di falsi e forzature che Fallara metteva in pratica, ma “pur essendo assolutamente a conoscenza delle condizioni di dissesto economico del comune da lui rappresentato” ha tutelato “senza riserve né remore” Fallara, “addirittura ricompensandola, attraverso illegittime prebende, per l’attività illegale dalla medesima svolta”.

A Scopelliti, spiega la Cassazione, non può essere contestata una condotta di semplice “ideazione e concorso morale”, tanto meno può essere “un extraneus” rispetto agli emolumenti che la sua dirigente per lungo tempo si è liquidata. È stato lui – rammentano i giudici – a sottoscrivere “consapevolmente” le delibere di incarico in favore della dirigente, “in spregio alle norme di legge ed in violazione delle regole e dei criteri adottati dall’ente per la difesa in giudizio”, dimostrando “la volontà di procurare intenzionalmente” un ingiusto vantaggio patrimoniale “al destinatario dell’atto stesso”.

Reggio Calabria, caso Fallara: Scopelliti e le “ricompense” per i falsi illeciti

Le ormai tristi e famose, generose e illegittime autoliquidazioni, per gli ermellini altro non erano che una sorta di “ricompensa” per falsi e illeciti che hanno movente eminentemente politico, così come il primo e il secondo grado di giudizio hanno già stabilito. Fallara era “lo schermo dietro il quale agiva il sindaco Scopelliti – veniva sottolineato nella motivazioni della sentenza di prima istanza – che aveva voluto fortemente la stessa quale dirigente di un settore strategico dandole la possibilità di portare avanti, nel dissenso di buona parte dell’amministrazione, la linea politica da lui perseguita”.

Una minima cura ed attenzione nella gestione della res publica – si legge nelle motivazioni – avrebbe dovuto indurre lo Scopelliti ad assumere decisioni affatto diverse da quelle adottate, con conseguente risparmio per le finanze pubbliche”. Ma soprattutto, evidenziano i giudici, sono fondate e provate tutte le contestazioni mosse all’ex sindaco, e tutte sono riferibili a condotte “messe in atto in spregio di norme e principi giuridici basilari, costituiscono chiari sintomi di grave noncuranza e di palese deviazione dai doveri della funzione pubblica esercitata dall’imputato“.

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