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Reggio Calabria: batteri nell’acqua, Falcomatà ne vieta l’uso in due zone

Reggio Calabria continua a non ricevere notizie positive sul fronte “acqua”.   Stavolta, ad essere interessata, da una cattiva notizia non è l’acqua del mare come nel caso di Gallico, ma quella che sgorga dai rubinetti.

E’, infatti, un ordinanza del Sindaco a vietare, in via cautelativo, l’utilizzo per scopi potabili l’acqua dei rubinetti di Arasì ed Ortì.  Il paradosso è che, ad essere interessato dal provvedimento, è un lembo collinare del Comune, dove in genere il prezioso liquido è migliore di quello di altre zone cittadine.

E’ stato, inoltre, annunciato che il Servizio Idrico Integrato Comunale provvederà ad adottare le misure prescritte dall’Asp.  Si tratterà di un intervento finalizzato alla riconduzione dell’acqua all’interno dei parametri disposti dalla legge a tutela della salute.

Niente uso alimentare per l’acqua

Il divieto proseguirà ad oltranza, fino a quando non sarà diramata una nuova comunicazione che sarà tesa ad annunciare la ritrovata potabilità dell’acqua.

Ad evidenziare il problema era stata una nota dell’Asp, con particolare riferimento del Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione.  Le analisi, frutto di prelievi effettuati dall’Arpacal, avevano portato alla rilevazione di batteri coliformi ed Escherichia Coli. Sulla base di queste rilevazioni era stato disposto che il Sindaco il consumo del liquido sgorgante dai rubinetti per fini alimentari.

Reggio Calabria: il provvedimento obbligato di Falcomatà

Naturalmente il Primo Cittadino Reggino non ha potuto che prendere atto della situazione.  Considerata l’esigenza di interdire provvisoriamente il consumo dell’acqua ha ritenuto di applicare il decreto esistente.  Il testo è chiaro: “in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal Sindaco, quale rappresentante della comunità locale”.

Adesso ai cittadini non resta che utilizzare l’acqua delle proprie abitazioni per fini igienici, affidando a quella disponibile in commercio per l’suo alimentare.   E non dovrebbero mancare le polemiche da parte di cittadini che vedono minati i diritti per cui pagano profumatamente.

 

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