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Lettera aperta a Giuseppe Scopelliti

Riceviamo e pubblichiamo – Carissimo Presidente, è da qualche giorno che non ti scrivo.

Lo faccio oggi, visto che negli ultimi giorni sono emersi, prepotenti, più segnali di un cambiamento che si sta facendo spazio a dispetto di tutto e tutti.

A mio avviso non è sterile esercizio intellettuale inseguire e stigmatizzare il turbinio di frustrazioni dei servi dell’establishment che, rabbiosi come non mai, non si rassegnano al radicale cambiamento che sta interessando la vita pubblica italiana.

Ci hanno provato inneggiando scriteriatamente all’apertura dei porti, accusando il Popolo Italiano di essere razzista e xenofobo; addirittura non hanno esitato ad esaltare la “nobiltà d’animo” degli spagnoli che hanno “protetto” i confini nazionali sparando proiettili di gomma contro i poveri ed inermi deportati, soggetti passivi del più odioso traffico della modernità.

E si sono ritrovati, tutti questi bacchettoni sottratti all’ozio delle spiagge di Capalbio, sotto le immancabili palate di merda di marca francese: quella stessa merda francese spintasi qualche mese addietro in suolo italico, fino a Bardonecchia, per dare prova della sua supponente prepotenza colonialista.

Adesso, invece, l’attualità porta quegli stessi barbari e rozzi dementi con pretese da “maitre a penser”  -per usare idiomi ad essi consoni e familiari- a puntare l’indice sulle nomine dei sottosegretari del Governo del Cambiamento.

Nomine che, a loro dire, non avrebbero contemplato la Calabria, snobbandola.

A me piace sottolineare tre cose.

La prima: il tifo becero di quegli hooligans della “politica” non si avvede di un piccolo particolare, posto che Matteo Salvini, prim’ancora che Vice Premier e Ministro degli Interni, è Senatore eletto in Calabria.

La seconda: gli stessi rosiconi, con i loro veleni, intendono accreditare l’idea di una Calabria commissariata: proprio loro che nei Comuni della Calabria hanno ripetutamente sospeso la democrazia, commissariandola, per conseguirne il controllo attraverso burocrati in carriera, per di più pagandoli a peso d’oro!

Lo stesso può dirsi a proposito della terza sottolineatura, che riguarda lo sfrenato e disinibito ricorso al commissariamento delle aziende per il -molto spesso immaginifico- pericolo di condizionamento mafioso: uno strumento grazie al quale le Prefetture hanno preso distanze siderali dal territorio per consegnare manu militari il ruolo di imprenditore  alla magistratura.

Esaurite le osservazioni che precedono, concedimi, da ultimo, una constatazione: posto che i tre profili che ho in precedenza sottolineato hanno provocato un esodo del popolo calabrese, io trovo una perfetta sovrapponibilitá del dramma dei nostri concittadini e corregionali a quello vissuto dai disperati del Mediterraneo.

Con una sola, significativa differenza: dei Calabresi non fotte niente a nessuno, salvo rarissime eccezioni che troveranno posto nella Storia, quando sarà scritta con obiettività e senza concessione alcuna al pregiudizio.

E ne sia prova il fatto che le radici reggine, solo oggi orgogliosamente sbandierate nei salotti televisivi, hanno portato l’ex Ministro degli Interni ad “opportunamente” candidarsi nelle Marche, per ivi essere prima trombato dalla gente e poi miracolosamente ripescato in Parlamento da una legge elettorale che è un insulto agli Italiani grazie anche all’indifferenza dell’interventista Capo dello Stato!

Carissimo Peppe, io non so se il senso di queste mie amare riflessioni sia giusto o meno.

So solo che mi ritrovo a pensare alla tua attuale condizione e non credo che ti sia stata riservata dal destino cinico e baro, ma solo da una perversa e diabolica “intelligenza”.

Perennemente Tuo Amico,

Oreste Romeo

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