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Operazione “Mosaico” – Paci: “Cattiveria, principale caratteristica dei raggiri”

di Grazia Candido – Con estrema cattiveria svuotavano conti e libretti postali di anziani e invalidi con la complicità di direttori e dipendenti di alcuni uffici postali. A mettere fine a questi furti, illecita appropriazione di titoli, sottrazione di buoni fruttiferi, libretti postali e liquidità giacenti su conti correnti, i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria che, questa mattina con l’“Operazione Mosaico” coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, coadiuvati dal personale dei Comandi Provinciali di Roma, Napoli, Torino, Como e Vibo Valentia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 29 persone (11 in carcere e 18 ai domiciliari), accusate di far parte di due distinti gruppi criminali operanti principalmente nel territorio reggino.
Le indagini, avviate nel 2014, hanno documentato che gli arrestati hanno sistematicamente circuito e derubato persone anziane o gravate da patologie invalidanti, appropriandosi di centinaia di migliaia di euro incassati con la complicità di direttori e dipendenti infedeli di alcuni uffici postali della provincia che, dietro compenso a percentuale, attestavano falsamente la paternità dei trasferimenti di denaro e permettevano, con le credenziali di accesso al sistema informatico di Poste Italiane, di riciclare il denaro su conti correnti intestati ad altri correi.
“La caratteristica di questi raggiri è stata la cattiveria, lo studio preventivo di vittime che per la loro disponibilità economica, spesso consistente, e per la loro scarsa capacità di difesa, venivano ritenute più facilmente aggredibili – afferma il procuratore vicario Gaetano Paci – In questa prima fase, ne abbiamo contate 45 ma siamo convinti che tante altre persone hanno subito fatti analoghi e, magari, per varie ragioni non hanno denunciato. E’ il momento giusto che queste persone denuncino ai carabinieri, all’autorità giudiziaria in modo da consentirci di approfondire ancora le indagini. E’ chiaro che alla base vi era la consapevolezza che far girare delle operazioni economicamente consistenti all’interno del sistema postale potesse destare dei sospetti, cosa che è avvenuta e in taluni casi sono anche scattati dei meccanismi di controllo, ma l’abilità degli indagati è stata quella di spalmare questo tipo di operazioni su una pluralità di conti, di operazioni di vario genere, per abbassare la soglia del sospetto”.
Il Procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni nel rimarcare come “questa vicenda, sulla quale ci sono luci e ombre, si è consumata grazie alla complicità di dipendenti infedeli di Poste Italiane che accedendo al sistema informatico di Poste Italiane hanno eluso le procedure di controllo attestando falsamente, con impressionante spregiudicatezza e senza alcuna remora, la presenza del titolare e la paternità delle operazioni illecite per portare all’incasso i buoni fruttiferi o per sottrarre le somme di denaro presenti sui libretti e sulle carte”, traccia sia il profilo delle vittime “persone anziane alle quali venivano sottratte ingenti somme con escamotage” sia delle “due associazioni che avevano creato i canali con cui spacchettavano questi soldi anche attraverso la complicità rilevante di alcuni funzionari e creando difficoltà nella costruzione di tutta la procedura degli accadimenti. I miei complimenti vanno agli investigatori, ai carabinieri, al Comando provinciale e alla Compagnia di Villa San Giovanni – conclude il Pm – che sono riusciti a ricostruire una vicenda estremamente complessa proprio per le procedure messe in atto dagli indagati”.
Sulla stessa lunghezza d’onda è il Comandante provinciale Giuseppe Battaglia che parla di “una attività complessa, una specie di miniera d’oro per i criminali che aggredivano e le persone piano-piano. Dal tenore dei dialoghi intercettati, quanto dalle dichiarazioni delle persone offese, abbiamo tracciato un inquietante spaccato della spregiudicatezza dei due gruppi criminali: da una lato, le vittime venivano avvicinate dai sodali che, conquistando la loro fiducia, ottenevano con una banale scusa, i loro documenti d’identità, e dall’altro lato le stesse vittime venivano allontanate dalle rispettive abitazioni mentre gli associati si appropriavano di valori contanti, preziosi, libretti e buoni fruttiferi postali”.
Il Comandante Giuliano Carulli si sofferma invece sulle indagini condotte per mezzo delle quali “siamo riusciti a ricostruire e a fare una scrematura sulle due associazioni autonome e organizzate, che operavano attraverso un canovaccio atto ad individuare la vittima per poi procedere a trafugare illecitamente denaro. I soggetti raggirati erano persone anziane o gravate da patologie invalidanti residenti per lo più nella fascia jonica della provincia reggina oppure all’estero mentre i malfattori erano persone abili a “ripulire” i titoli, “macchiati” poiché provento di attività illecita. Il contatto con il personale di Poste Italiane è stato incisivo per fornire l’identità della vittima e, ovviamente, informazioni sui titoli. Con la fase conclusiva, quella della frammentazione, venivano infine creati piccoli bacini di denaro dai quali attingere i vari valori in più parti d’Italia”.

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