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Il libro ‘L’Ape furibonda’ presentato a Reggio Calabria

Con la sala “Giuditta Levato” dell’Assemblea legislativa regionale  gremita, l’associazione “Biesse” presieduta da Bruna Siviglia ha organizzato un confronto a più voci (coordinato dalla giornalista Cristina Cortese) sul libro “L’Ape furibonda” (Rubbettino editore, prefazione di Susanna Camusso) e il ruolo delle donne oggi. Hanno partecipato, oltre agli autori del libro, il  presidente del Consiglio regionale  Nicola Irto, la professoressa Caterina Capponi, esperta di storia dell’Europa mediterranea (ha parlato di brigantesse e del loro ruolo nella società del tempo) e l’architetto (assessore al Territorio della città di Palmi) Consuelo Nava, che ha accuratamente recensito il lavoro di Cavaliere, Gemelli e Pitaro definendolo “prezioso”. Per Consuelo Nava “il lettore viene incuriosito e affascinato dal libro attraverso un percorso approfondito, arricchito da studi, ricerche, estratti documentali e soprattutto da talmente tanta passione da farlo sembrare catapultato in quei contesti storici, con la viva sensazione di farlo sentire a fianco di queste donne audaci, che con il loro straordinario carattere, riescono a coinvolgerlo, ad assuefarlo addirittura”. Ancora: “Ne sono venuti fuori, attraverso una ricerca storica, una serie di racconti in cui la donna non è l’immagine di vittima sacrificale alla quale riferire sentimenti di pietà, ma un modello positivo, protagonista di ogni tempo: la donna è forza, è traccia ispiratrice, è pensiero, è combattività; è progresso!” La cantastorie Francesca Prestia ha eseguito tre ballate, tra cui, per la prima volta e proprio nella sala del Consiglio intitolata alla contadina di Calabricata, quella dedicata a Giuditta Levato (“Bella Giuditta”) che ha avuto  il premio speciale 2018 per la musica del concorso nazionale “Giovanna Daffini”, la “diva” delle mondine e una dei protagonisti del Canzoniere italiano. “Giuditta è sempre attuale – ha detto – perché anche oggi, penso alla signora Rosaria Scarupulla, madre di Matteo Vinci, assassinato a Limbadi il 9 aprile scorrso, le persone umili e oneste debbono sempre lottare per i loro diritti, la verità e la giustizia”. Ha sostenuto il presidente Irto: “La democrazia e il benssere di cui possiamo giovarci oggi affondano le radici nella civiltà contadina. Non dobbiamo mai  dimenticarlo. Ma per evitare che i successi e i rovesci del movimento contadino, che per dieci anni ha contribuito al riscatto sociale dei nostri territori, vadano dispersi e con essi la lezione d’impegno civile e morale di molti di quegli uomini e quelle donne, il nostro compito è salvaguardarne la memoria. In questo senso, il libro ‘L’Ape furibonda’ assolve ad un’importante  funzione pedagogica, ancorchè letteraria e culturale”. L’iniziativa dell’associazione Biesse mirava non solo a discutere del libro, “ma anche – ha spiegato Bruna Siviglia – a focalizzare l’attenzione sulle  donne calabresi nella società del nostro tempo, facendolo però  non con le solite logiche di potere, ma esaminando i problemi reali che impediscono alle donne  di entrare nel mondo del lavoro o di occupare postazioni dirigenziali con uno spirito nuovo, fatto di concretezze e di azioni mirate a sostenere il merito e le comptenze, anteponendole alle appartenenze e ad ogni altro criterio di cooptazione”. Parte della conversazione ha riguardato la figura della partigiana Giuseppina Russo (una delle undici donne dell’ “Ape furibonda”), nata a Vunì di Roccaforte del Greco (paese aspromontano di 522 abitanti) lo stesso anno (1910) del suo compagno di lotta e di vita, il partigiano Marco Perpiglia (nome di battaglia Pietro). “A breve si terrà – ha detto il sindaco di Roccaforte del Greco Domenico Penna – la cerimonia d’intitolazione dell’aula consiliare a questa figura di donna meridionale esemplare sotto tutti i punti di vista, come ricorda il libro L’Ape furibonda”  Si è complimentato con gli organizzatori dell’evento il presidente dell’Anpi reggina, Sandro Vitale, che ha annunciato “una nuova petizione per il riconoscimento della medaglia d’oro al partigiano Facio, Dante Castellucci, fucilato ingiustamente da altri partigiani”. Apprezzamenti  per gli spunti innumerevoli di discussione che il libro suscita  da parte del bibliofilo Domenico Romano Carratelli e del professore emerito Enrico Costa, già ordinario di Urbanistica presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

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