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La Regione Calabria blocca lo spostamento del plesso di Rosalì a Campo Calabro

Il Consiglio d’Istituto dell’Istituto Comprensivo “Radice-Alighieri” di Catona e l’Assemblea Popolare di Rosalì esprimono grande soddisfazione per la nota con la quale la Regione Calabria ha bloccato lo spostamento del plesso di Rosalì dall’IC Radice Alighieri di Catona a quello di Campo Calabro, ripristinando legalità in una situazione palesatasi da subito illegittima e “prepotente”. E’ la vittoria del buonsenso, ma è la vittoria soprattutto di una popolazione che ha saputo reagire contro un’operazione di puro “comparaggio” politico, dimostrando ancora una volta che nessuno può calpestare la dignità di un popolo se ci si muove uniti. 

E’ una soddisfazione immensa quella che le migliaia di persone che hanno fronteggiato da settimane lo spostamento del plesso di Rosalì da Catona a Campo Calabro stanno provando e manifestando in queste ore per lo straordinario risultato raggiunto: la bocciatura della Regione di un’azione amministrativa prepotente quanto insensata, perpetrata ai danni di Rosalì e dell’intera comunità dell’ex circoscrizione di Catona. Soddisfazione amplificata dalla fatica e dalla sofferenza che ha richiesto una mobilitazione senza precedenti, che ha coinvolto scuola, docenti, personale ATA, genitori, cittadini, operatori commerciali e associazioni locali, tutti uniti a fronteggiare quello che è stato definito uno “scippo” poggiato sulle bugie e l’arroganza. E nella loro eleganza istituzionale, le parole che più colpiscono della breve nota della Regione Calabria che “rappresenta (all’amministrazione Metropolitana) il permanere dell’impossibilità di accogliere l’emendamento relativo all’accorpamento del Plesso di Rosalì all’IC Campo Calabro-San Roberto” sono proprio quelle finali: “il tutto finalizzato a dimensionare Istituzioni scolastiche comunque autonome anche se in reggenza”. Queste parole colpiscono perché di fatto smentiscono la falsità di fondo che ha mosso l’intera vicenda, ovvero che la scelta di spostare Rosalì da Catona a Campo Calabro era obbligata dalle linee guida regionali volte ad eliminare ad ogni costo le reggenze scolastiche. L’autonomia, dice la nota, la scuola di Campo Calabro non la perde senza Rosalì, in quanto anche in reggenza rimane una scuola autonoma. Chi perde tanto invece, in termini di credibilità, in questa vicenda, sono il sindaco di Campo Calabro, quello di Reggio (metropolitano e non) e gli altri 13 dell’associazione comuni dello Stretto che l’anno sostenuta, che hanno accampato diritti dove tutto cozzava col diritto, arroccandosi su posizioni non soltanto impopolari, ma soprattutto palesatesi illegittime fin dal primo momento. E cosa grave, illegittimità che hanno cercato di coprire con altri atti illegittimi, tanti e reiterati, fino a quella famosa ultima deliberazione che sanciva la transitorietà dello spostamento, il “prestito” del plesso, una autentica arrampicata a mani nude, senza corde e senza paracadute. E la Regione ha di fatto ribadito che aveva pure segnalato all’amministrazione Metropolitana, con precedente nota, che la cosa non poteva passare per vizi procedurali insormontabili. Ma loro no, hanno deliberato il parere e la modifica del piano comunale di dimensionamento scolastico, di quel piano che avevano sbandierato ai quatto venti come costruito faticosamente in mesi di lavoro con il territorio, pur di favorire l’amico politico di turno che puntava ad attaccare sul colletto la spilletta del “bravo sindaco” che riporta al paesello il preside. Il tutto senza lavorare un giorno per recuperare la popolazione scolastica di Campo Calabro, in fuga da anni dalla propria scuola, e “rapinando” ad altra scuola il plesso di un paesino dimenticato e svenduto dal suo sindaco, Rosalì. La vicenda Rosalì di certo ha fatto segnare uno dei momenti più bassi della politica reggina, con la ciliegina dei 15 sindaci dell’Associazione dei Comuni dello Stretto che in un tentativo disperato di influenzare il governatore Oliverio scrivono sotto dettatura una lettera che sostiene una posizione palesemente illegittima, in netto contrasto tra il loro ruolo di rappresentanti del popolo (di quel popolo che in 4 giorni ha manifestato 3100 volte il proprio NO) e il popolo stesso che millantano di rappresentare. Oltre 3100 firme in 4 giorni di mobilitazione, una

partecipazione popolare come mai si era vista negli ultimi anni, mossa da spirito di solidarietà e di appartenenza, sono le note più belle di un’esperienza che merita di non essere dispersa, ma orientata a riempire il territorio di quelle progettualità che rendono il territorio non vulnerabile da scelte sbagliate e calate dall’alto. Su queste premesse il Consiglio d’istituto e l’Assemblea popolare di Rosalì hanno avviato una riflessione che nelle prossime settimane porterà una proposta corale per il territorio dell’ex VIII circoscrizione.

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