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Filumena Marturano al Cilea (4)

Reggio Calabria – Perfetta “Filumena Marturano” e la Polis Cultura vince ancora

di Grazia Candido (Foto Antonio Sollazzo) – Un’anteprima che non ha deluso le aspettative del fedele pubblico del teatro “Cilea” presente alla stagione “Le Maschere e i Volti” della Polis Cultura che, per Reggio Calabria, ha scelto di mettere in scena tre capolavori del teatro italiano. E ieri sera, una delle più conosciute e rappresentate opere di Eduardo De Filippo, “Filumena Marturano” mette a dura prova i due protagonisti Mariangela D’Abbraccio nel ruolo di Filumena e Geppy Gleijeses in quello di Domenico Soriano. Una messa in scena perfetta seguita dalla regista Liliana Cavani, per la prima volta alle prese con la regia del teatro di prosa. Una sfida decisamente vinta che si conclude con quello che lo stesso Gleijeses, al termine della rappresentazione, definirà “un trionfo”, con applausi calorosissimi di un teatro gremito. D’Abbraccio e Gleijeses sono perfettamente in simbiosi: padroni della scena, basta un solo sguardo tra i due per rendere ancora più visibili le sfumature dei personaggi. Mariangela è superba nelle vesti di Filumena: riesce a mostrare sentimenti forti come la rabbia, il rancore, la determinazione ma anche la dolcezza e la passione, con un’interpretazione intensa ed energica. Il monologo della Madonna delle Rose toglie il fiato agli spettatori che vorrebbero accennare un tenue applauso ma lo riservano per il finale. Il ricordo della Filumena diciassettenne è asciutto e penetrante ed arriva dritto al cuore. E’ una lotta tra titani, Mariangela e Geppy si incontrano, si vivono, si amano, si completano. Gleijeses tiene testa al suo personaggio Domenico Soriano rappresentandone la profonda metamorfosi e, passando dalla rabbiosa spavalderia del primo atto alla dubbiosa afflizione dell’ultimo, mostra la sua fragilità umana quando si sente chiamare, per la prima volta nella sua vita, “papà”. Quello che colpisce di più è sicuramente l’impostazione tradizionale del testo che mette in risalto la carica emozionale dei personaggi, la loro psicologia e le relazioni tra gli stessi, senza trascurare i passaggi esilaranti come il caffè di Alfredo all’inizio del secondo atto. Ottima interpretazione di tutto il cast che pur dovendo fare i conti con la memoria storica di questa commedia, lascia che gli spettatori mettano da parte la nostalgia del teatro che è stato e vedano una “nuova” Filumena. Il pubblico condivide la fatica di una donna che non può mai essere troppo stanca per lottare e la sua dignità femminile che cresce monologo dopo monologo. Prepotente e selvatica, Filumena si oppone al presente e a quell’ancestrale ruolo che le è stato cucito addosso. E’ una pièce che ha davvero scosso i cuori di tanti addolciti alla fine dalla “moribonda” Filumena che al suo amato dice: “Te ricuorde, Alfre’, quanno ‘e cavalle nuoste currevano?” In quel bel salotto di casa Soriano, dove troneggia un quadro di due cavalli che corrono (nella commedia di Eduardo sono il simbolo di una giovinezza ormai andata e di tempi di grandezza ormai passati) sfugge l’esistenza di una donna coraggiosa ed una madre orgogliosa che ha permesso prima alla sua famiglia e poi agli uomini che ha incontrato, di trasformare il suo passato in un doloroso ricordo ed il suo presente in una ricerca ostinata del “senso di famiglia”.


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