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Natale in casa Cupiello - Guarneri (3)

Reggio Calabria – Guarneri fa sold-out con “Natale in casa Cupiello”

di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – E’ un copione che strappa tante risate ma, al tempo stesso, lascia quel pizzico di amaro necessario a descrivere una realtà popolare meridionale volutamente riproposta dal regista Antonello Capodici che, insieme al mattatore Enrico Guarneri, ieri sera al teatro “Francesco Cilea” per il secondo appuntamento della kermesse “Le maschere e i volti” della Polis Cultura, ha messo in scena la commedia tragicomica “Natale in casa Cupiello” registrando un meritato sold-out.
Il duo Capodici-Guarneri affrontano uno dei più famosi capolavori di Eduardo De Filippo, grazie ad una straordinaria compagnia di attori, inventando un finale a sorpresa che rimarca la balordaggine di Luca Cupiello (interpretato dall’istrionico Guarneri) alienato e distante dalle contingenze quotidiane, immerso nella sua dimensione di presepista appassionato. Mentre cerca di creare quella sua “creatura” tra i condizionamenti del figlio Tommasino e della moglie Concetta alla quale rimprovera spesso “di aver perso il senso della poesia, di essere nemica di se stessa e della casa e che, forse, per troppo affetto non hai saputo crescere i suoi figli”, Luca Cupiello si allontana sempre più dalla realtà ma mai dalla sua famiglia che prova in tutti i modi a preservare. In un ritmo decisamente incisivo dove nulla è lasciato al caso, tutto è minuziosamente curato dagli attori, si snoda la storia celebre dei due giorni che precedono il Natale a casa Cupiello. Il presepe non è altro che un paradigma della vita, una vita fatta di tante fatiche e poche certezze.
“Il finale è un bivio, non lascia intendere a chiare lettere se il protagonista Luca si salva o non si salva – afferma l’attore Guarneri – Insieme al regista, abbiamo scelto la via del “non si salva” perché nell’immaginario collettivo, la famiglia Cupiello è una famiglia dove tutto va bene, tutti si vogliono bene, c’è il senso del nucleo ma in realtà, non è così. Luca ce l’ha con il fratello Pasqualino, con la moglie, con i figli che non parlano con lui ma con la madre Concetta che nasconde tutto. Tommasino pur sapendo di ferire il padre, maniaco del presepe, questo rappresenta una priorità assoluta del suo vivere quotidiano, gli dice sempre che non gli piace e in un certo senso, spezza la famiglia. In realtà, questa storia sa tanto di tutti contro tutti ma Eduardo nel finale, fa venire fuori il senso della famiglia di fronte allo spettro della maestà della morte. Il presepe infatti, rappresenta l’unione del nucleo”.
Tra risate e applausi trattenuti, il pubblico ha paura di interrompere uno spettacolo davvero straordinario, si impone l’ottima performance di Guarneri e di Andrea Vitalba che ha rivisitato la succube donna Concetta di Eduardo, trasformandola nel perno attorno al quale ruota il microcosmo dei Cupiello e dell’umanità umile del loro ambiente. Non passa inosservato “l’ammodernamento” del testo classico da parte del duo Capodici-Guarneri che trova il culmine nella scellerataggine del figlio Tommasino nella poetica di Eduardo si ravvede, in questo riadattamento invece resta l’irrecuperabile scapestrato e nella scena finale, dove tutti sono al capezzale dell’infermo Luca.
Pochi minuti, semplici parole scandite per mostrare la pressante certezza di quei valori familiari che niente e nessuno potrà mai annullare. Il messaggio “urlato” sino all’estremo dal protagonista è ben chiaro: la tradizione non è rifare ogni anno il presepe ma capire e tramandare cosa quel presepe significa, che valore ha.
Incessanti applausi chiudono al “Cilea” uno dei capolavori di Eduardo che, grazie a Guarneri&Co, è riuscito ancora una volta a toccare la mente e il cuore di chi ancora oggi non ha capito che in questa vita l’unico vero e imperdibile tesoro è la famiglia.


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