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Reggio, operazione Cartaruga: disarticolata la cosca Rosmini

confstcartaruga
di Claudio Labate –
“Con ‘Cartaruga’, che rappresenta lo sviluppo logico investigativo delle precedenti operazioni denominate ‘Alta tensione’ e ‘Alta tensione 2’,

viene disarticolata la potente cosca dei Rosmini”. In queste parole il Procuratore reggente Ottavio Sferlazza racchiude l’operazione “Cartaruga”, scattata alle prime ore di questa mattina, quando la Squadra mobile di Reggio Calabria, ha tratto in arresto dodici persone, in esecuzione dell’Ordinanza di custodia cautelare  emessa dal Gip del tribunale di Reggio Calabria, e dato luogo ad un sequestro preventivo di cinque ditte individuali, riconducibili agli arrestati, per un valore di circa cinque milioni di euro.
Le manette sono scattate per Francesco Rosmini (classe 1964), Diego Rosmini (’72), Bruno Rosmini (’33) Luana Rosmini (’87), Antonio Casili (’49), Carmelo Mandalari (’85), Diego Quartuccio (’80) Giuseppe Pasquale Esposito (’59), Natale Paolo Alampi (’74), Antonio Stellitano (’80), Gesualdo Esposito (’84), e Domenico Freno (’81). Sei di loro, in virtù di quanto contestatogli, e cioè intestazione fittizia di impresa senza l’aggravante della modalità mafiosa, sono stati ristretti agli arresti domiciliari.
Sferlazza ha quindi passato ai “raggi x” i diversi soggetti coinvolti nell’operazione spiegando che per Francesco Rosmini, Antonio Casili e Carmelo Mandalari sono accusati di associazione mafiosa ed in particolare della cosca Rosmini che controllava i quartieri di Modena, Ciccarello e San Giorgio extra in “coabitazione” delle cosche “Borghetto – Caridi – Zindato” e “Serraino”. In particolare, l’indagine, coordinata dal Procuratore Stefano Musolino, ha svelato gli attuali vertici della cosca, guidata da Francesco e Diego Rosmini, mentre Casili aveva il compito di reperire ed acquistare armi, mediare i contrasti interni alle cosche e farsi carico delle necessità dei sodali detenuti. Carmelo Mandalari, uomo di fiducia di Diego Rosmini e di Paolo Alampi, aveva invece il compito di accompagnare i familiari di Diego Rosmini alle visite ai parenti detenuti, ma anche di riscuotere i proventi delle estorsioni ed il recupero dei crediti vantati dal sodalizio. 
Il sequestro preventivo ha riguardato invece cinque attività commerciali (con tutti gli elementi presenti nel patrimonio aziendale):
•    Cartaruga Srl di via Laboccetta, in cui bruno Rosmini figura amministratore unico, avente ad oggetto la bendita all’ingrosso e al dettaglio di carta, cartone, prodotti per l’imballaggio, buste di plastica e non, e sacchetti per la nettezza urbana;
•    Impresa individuale Francesco Rosmini, in via Vecchia S. Sperato, di proprietà dello stesso, avente ad oggetto l’attività di agente di commercio di prodotti in plastica e per l’imballaggio, infissi e porte blindate;
•    Impresa individuale Antonio Stellitano, proprietaria del Bar pasticceria “Settimo cielo” di via Pio XI, intestata allo stesso Stellitano;
•    Impresa individuale Gesualdo Esposito, proprietaria del Bar “L’angolo del ritrovo” con sede legale in via Argine destro Calopinace, ma in esercizio all’interno del centro sportivo del Parco Caserta;
•    Impresa individuale Domenico Freno, proprietaria dell’autolavaggio di via Fondo Versace, intestata allo stesso.
Emblematico quanto dichiarato dal Questore Guido Longo: “Sono qui da quasi tre mesi e quello che mi colpì quando arrivai è che mancavano le buste di plastica nei supermercati”. Come chiarito dall’operazione i Rosmini lavoravano in regime di sostanziale monopolio, nello specifico la società Cartaruga, attiva nella fornitura all’ingrosso di materiale cartaceo e buste, non ha esitato ad entrare in contrasto con analoghe attività esplicate da esponenti delle cosche Lo Giudice e Labate, arrivando finanche ad imporre le proprie forniture presso grandi centri commerciali invadendo territori di competenza di altre consorterie. Così vantando crediti cospicui aveva sostanzialmente interrotto la fornitura di buste.
“Con questa operazione – ancora il questore – togliamo dalla circolazione questa gente che non fa altro che soffocare un’economia, quella reggina, già depressa”.
Il capo della Squadra Mobile, Gennaro Semeraro, ha spiegato che l’indagine si è svolta con metodi tradizionali e quindi protrattasi nel tempo. “Si tratta – dice – di gente con precedenti penali e che quindi ha preso tutte le cautele per non farsi scoprire. Esercitavano un controllo asfissiante sulle attività commerciali e imprenditoriali, ma nessuna delle vittime ha dato la propria collaborazione”
Per il vice questore Francesco Giordano “la cosca ora è decisamente in ginocchio”. Lo stesso evidenzia la figura e il ruolo di Casili, nuovo leader in pectore del locale di Condofuri, colpito all’epoca dell’operazione Konta korion”, ma anche di Mandalari, uomo di fiducia di Alampi a cui Antonia Lanucara, all’epoca delle ultime elezioni amministrative, si rivolse per ottenere “il suo appoggio e il suo personale intervento per consentire l’affissione dei manifesti elettorali”. Agli attacchini dei manifesti della La Nucara era stata impedita l’affissione perché esponenti della cosca contrapposta (Caridi) avevano esplicitato che lo spazio era unicamente destinato agli analoghi manifesti del candidato del Pdl Pino Plutino, poi eletto consigliere comunale e successivamente arrestato nell’ambito dell’operazione “Alta tensione 2” con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

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