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Bellu Lavuru 2: in manette anche i funzionari Anas e Condotte d'Acqua. Avrebbero fatto affari con le cosche

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di Francesco Creazzo –
‘’E’ propriu nu bellu lavuru’’: parole e musica dei parenti di Giuseppe Morabito, in arte il ‘’Tiradritto’’ e storico capobastone di Africo,

intercettate durante il primo spezzone dell’inchiesta che il 20 giugno 2008

porta all’arresto di 33 persone appartenenti alla cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara, quando presentano all’anziano boss il ‘’progetto’’ per infiltrarsi nei lavori di rifacimento della Statale Jonica.

Stamani, per usare la terminologia del momento, i Carabinieri sono passati alla ‘’Fase 2’’ dell’operazione, eseguendo 21 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dalla Dda guidata da Giuseppe Pignatone.

L’operazione riguarda l’infiltrazione mafiosa nei lavori sulla Ss 106 e, in particolare, quelli finalizzati alla realizzazione della variante dell’abitato di Palazzi Marina: una galleria che avrebbe dovuto consentire di ‘’saltare’’ il centro costiero agli automobilisti.

Ma la vera notizia di oggi è che, tra i soggetti destinatari dei provvedimenti della procura, vi sono ben 6 persone tra manager e funzionari ‘’infedeli’’ (o presunti tali) delle imprese a cui erano affidati i lavori: la multinazionale Condotte d’Acqua e l’Anas. Una vicenda delicata, a proposito della quale è lo stesso procuratore Pignatone, intervenuto stamani in conferenza stampa assieme al comandante provinciale dell’Arma Pasquale Angelosanto, a chiarire che ‘’le aziende interessate sono da considerarsi parte lesa, anche perché se avessimo avuto elementi non avremmo esitato a indagare anche gli amministratori delle sedi centrali’’.

Ed infatti, emerge dalle indagini che entrambe le grandi aziende avevano avviato procedure di verifica interna per controllare il comportamento dei propri funzionari sul territorio.

In particolare, la Condotte d’Acqua aveva avviato una commissione disciplinare volta ad accertare se vi fosse o meno infiltrazione mafiosa nei lavori che poi sono finiti al centro delle operazioni odierne.

Ma veniamo alla tesi dell’accusa.

Nel 2007 le cosche Morabito, Bruzzaniti, Palamara, Maiano, Rodà, Vadalà e Talia avvicinano, tramite le proprie imprese (la IMC di Costantino Stilo, la D’Aguì Beton e la Ati) i responsabili della società appaltatrice come un unico interlocutore e coinvolgendoli nella gestione illecita dell’appalto: si parte dalle ‘’solite’’ assunzioni, dalle forniture di ogni tipo di materiale, fino ai contratti di subappalto e nolo.
Ma, sempre secondo la procura, non sarebbero le purtroppo usuali imposizioni mafiose l’unico tipo di contatto tra i funzionari delle aziende e le cosche: come dice il procuratore Pignatone vi sarebbe anche un ‘’calcolo di convenienza’’ da parte dei funzionari che devono rispondere di numerosi capi d’accusa tra cui il concorso esterno e la truffa.
Il legame sarebbe dimostrato da ‘’incontri conviviali’’ e ‘’rapporti strettissimi’’ tra Capozza (direttore dei lavori per l’Anas), Carrozza, Strati, D’Alessio, Paneduro e Giuffrida (funzionari della Condotte d’Acqua) e le cosche. Incontri in cui si sarebbero decisi i metodi per ‘’favorire gli interessi delle cosche e le attività per dissimulare le responsabilità emerse in seguito ai controlli della Prefettura e delle Forze dell’Ordine’’.

In particolare, gli investigatori sottolineano che le due società avevano, prima dell’inizio dei lavori, sottoscritto con la Prefettura di Reggio Calabria un protocollo d’intesa contro le infiltrazioni mafiose che prevedeva, qualora fosse giunta la segnalazione dell’ente Statale, l’immediata estromissione delle imprese considerate ‘’a rischio’’ dallo svolgimento dei lavori a qualsiasi titolo (subappalto, fornitura, eccetera). Una clausola risolutiva espressa, controfirmata dai rappresentanti dell’Anas e della Condotte d’Acqua.
La comunicazione riguardante le imprese riconducibili alle cosche – spiegano gli atti dell’indagine coordinata dal pm Giuseppe Lombardo – arriva puntuale, e i funzionari ‘’infedeli’’, pur di non mollare la redditizia alleanza, presentano ricorso pregiudiziale prima al Tar e poi al Consiglio di Stato, interrompendo la collaborazione soltanto dopo la pronuncia del supremo tribunale amministrativo, 74 giorni dopo la notifica dell’atto prefettizio, invece che dopo le 24 ore previste dal protocollo che avevano firmato. Nel frattempo, ovviamente, la fornitura di calcestruzzo, inerti e movimento terra, continua.

Ad aggravare il carico probatorio addotto dalla procura rispetto ai soggetti coinvolti, la ‘’pessima esecuzione’’ dei lavori della galleria Sant’Antonino, la cui volta crolla nel dicembre 2007 a causa, secondo gli inquirenti, dell’eccessiva distanza tra le arcate e, comunque, di una volontaria imperizia nell’esecuzione dell’opera. ‘’E’ un caso se non ci sono state vittime’’ ha commentato in proposito il procuratore Pignatone.

Ai controlli sulla corretta realizzazione dell’opera, com’è facile capire, avrebbe dovuto procedere l’Anas nella persona di Vincenzo Capozza: secondo la tesi degli inquirenti, il direttore dei lavori avrebbe saputo delle difformità tra l’esecuzione e i progetto originale e, ciononostante, le avrebbe taciute perché d’accordo con i funzionari della Condotte d’Acqua e con le imprese riconducibili alle cosche.

Oltre al merito della vicenda, le modalità di svolgimento confermerebbero la tesi degli inquirenti secondo cui la ndrangheta è un’organizzazione ‘’unitaria e piramidale’’: anche cosche tra loro storicamente contrapposte, infatti, avrebbero raggiunto un accordo per la gestione di quest’appalto tramite una ”nuova” struttura criminale chiamata ”base”, ossia una sorta di ‘’camera di compensazione delle controversie mafiose’’, specialmente visto che anche famiglie tra cui nel passato vi è stata una sanguinosa faida  (ad esempio Vadalà e Talia) avrebbero preso parte assieme all’affare.

Ma le curiosità riguardanti quest’inchiesta non finiscono qua: tra i destinatari delle ordinanze figura infatti il cugino dell’onorevole Franco Fortugno, ex vicepresidente del consiglio regionale assassinato proprio dalla ndrangheta a Locri il 16 ottobre 2005. Giuseppe Fortugno (classe 72) sarebbe un esponente di spicco della ‘’locale’’ di Bova, facente parte addirittura di quella che nel linguaggio di ndrangheta è detta ‘’società maggiore’’. Intercettato, pare fosse a conoscenza delle modalità dettagliate dell’omicidio di Placido Scrivà. Come a dire: da un lato una vittima della ndrangheta, dall’altro un suo esponente. All’interno della stessa famiglia, seppure allargata.

Per il procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, il messaggio che viene da quest’operazione è chiaro: ‘’Spesso le cosche non hanno bisogno della violenza: le imprese, anzi i loro rappresentanti, si lasciano corrompere in base a un calcolo di convenienza che gli consente margini di guadagno migliori’’.

In Calabria, anzi in Italia, quindi, crollano le scuse. Oltre alle gallerie.

Questi i nomi dei destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere:

ALTOMONTE Giuseppe, nato a Bova il 04.03.1959, residente a Bova Marina
CAPOZZA Vincenzo, nato a Locri il 19.08.1957, residente a Reggio Calabria
CARROZZA Pasquale, nato a Melito di Porto Salvo il 27.08.1962, residente a Bova Marina
CILIONE Giovanni, nato a Melito di Porto Salvo il 04.12.1979, residente a Bova Marina
CLARÀ Antonio, nato a Santa Severina (KR) in data 08.04.1963, ivi residente
D’AGUI’ Pietro, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 05.12.1966, residente a Bova Marina
D’ALESSIO Antonino, nato a Vico Equense (NA) il 05.03.1979, residente a Marina di Ravenna (RA)
DATTOLA Domenico, nato a Melito di Porto Salvo il 04.08.1982, residente a Bova Marina
FORTUGNO Giuseppe, nato a Melito di Porto Salvo il 22.06.1973, ivi residente
GIUFFRIDA Cosimo Claudio, nato a Catania il 13.07.1955, ivi residente
LA MORTE Gerardo, nato a Melito di Porto Salvo il 17.06.1983, residente a Bova Marina
MANCUSO Luca, nato a Crotone il 12.04.1982, residente a Palizzi Marina
MAVIGLIA Geremia, nato ad Africo il 20.02.1975, ivi residente
MORABITO Giuseppe, nato a Casalnuovo D’Africo (RC) il 15.08.1934, detto “tiradritto”, in atto detenuto presso la Casa Circondariale di Parma;
NUCERA Antonino, nato a Melito di Porto Salvo il 16.04.1963, residente a Bova Marina
PALAMARA Carmelo, nato a Bova Marina il 09.01.1963
PANEDURO Sebastiano, nato a Catania il 20.04.1961, residente ad Adrano (CT)(project manager della CONDOTTE nell’appalto pubblico della variante di Palizzi);
STELITANO Leonardo Giovanni, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 14.01.1981, residente a Condofuri (RC) (dipendente della D’AGUI’ Beton S.r.l.);
STILO Pietro, nato a Melito di Porto Salvo il 28.10.1982, residente a Bova Marina(dipendente della D’AGUI’ Beton S.r.l.);
STRATI Rinaldo, nato a Siderno (RC) il 10.03.1962, residente a Bovalino (RC)(ragioniere, contabile della CONDOTTE nell’appalto pubblico della variante di Palizzi);
ZAPPIA Raimondo Salvatore, nato ad Africo Vecchio il 02.07.1935, residente ad Africo Nuovo  (socio della IMC di Stilo Costantino S.n.c.);

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