Home / CITTA / Reggio Calabria / Processo ”Testamento”: il pentito Iannò conferma accuse contro Libri e Crucitti

Processo ”Testamento”: il pentito Iannò conferma accuse contro Libri e Crucitti

cedir_rc

di Claudio Cordova – Collegato in videoconferenza da una località protetta, il collaboratore di giustizia Paolo Iannò ha confermato le accuse, rese il 30 marzo scorso al pm Lombardo, nei confronti di Giuseppe Libri e Bruno Crucitti, imputati nell’ambito del processo “Testamento”

 che si sta celebrando presso la Seconda Sezione Penale del Tribunale di Reggio Calabria (Pedone presidente, Ferraro e Vicedomini a latere).

 

La prima parte della deposizione di Iannò ha ricostruito le gerarchie della ‘ndrangheta reggina negli anni antecedenti alla sua cattura, avvenuta il 26 dicembre del 2000: “Domenico Libri era l’elemento di spicco dell’omonima cosca, alleata dei De Stefano e dei Tegano, e attiva nei territori di Cannavò, Spirito Santo, San Cristoforo e Reggio centro. Domenico Libri – ha affermato Iannò – aveva il grado di ‘quartino’, il massimo della ‘ndrangheta. Una carica creata dopo la guerra di mafia per riunire le varie Sante del territorio, rappresentate da tre soggetti, uno per la città, uno per la zona ionica e uno per quella tirrenica”.

 

L’ex killer della cosca Condello, si è poi soffermato sulle figure dei figli di don Mico Libri: “Seguivano le mosse del padre – ha detto -, Totò aveva il grado di ‘vangelo’, mentre Giuseppe gestiva le imprese della famiglia, attive soprattutto nel settore dell’edilizia. Ricordo che una volta, per un lavoro nella zona di Sbarre, Labate chiese il pizzo a Paolo De Stefano e Mico Libri, cosa assai insolita”.

 

Tra gli imprenditori collegati alla famiglia Libri, Iannò ha menzionato i fratelli Crucitti. Natale fu ucciso in un agguato nel 1991, come racconta anche il pentito Nino Gullì (ucciso nel 2008), il cui verbale, datato 1995, è stato acquisito dal Tribunale. Iannò ha spiegato i motivi che avrebbero portato alla decisione dello schieramento condelliano di eliminare Natale Crucitti: “Era in affari con mio zio Francesco Surace e con mio cugino Totò Giuffrè – ha detto -, ma fu ucciso dopo l’omicidio di mio cugino, perché si diceva fosse passato con la famiglia Libri”.

 

La figura di Bruno Crucitti sarebbe apparsa chiaramente dopo. A tal proposito Iannò, ripetendo sostanzialmente quanto riferito al pm Lombardo lo scorso 30 marzo, ha detto: “Ricordo che il geometra Federico, che lavorava per la ditta Ziino, attiva nel settore del calcestruzzo, si lamentò con me del fatto che ai preventivi da loro predisposti non seguiva la fornitura del cemento, in quanto in relazione ai lavori di loro interesse interveniva il Crucitti che imponeva l’acquisto di calcestruzzo parlando a nome di Domenico Libri”.

 

Iannò, che decide di diventare collaboratore di giustizia nell’agosto del 2002, ha raccontato anche della comune detenzione con Bruno Crucitti, nel 2000/2001, fino alla scarcerazione di quest’ultimo: “Eravamo insieme nella sezione Camerotti del carcere di Reggio Calabria – ha detto -, credo che Crucitti stesse scontando una pena per estorsione. Ricordo che era considerato una persona di rispetto e che era tifoso della Ferrari”.

 

Rispondendo alle domande dell’avvocato Francesco Calabrese, difensore di Crucitti, Iannò ha affermato di “non avere mai affrontato alcun tipo di questione con Crucitti”. Iannò ha ribadito però come fosse notoria la vicinanza dell’imprenditore alla famiglia Libri. A detta del collaboratore di giustizia, i rapporti con la famiglia Libri avrebbero permesso a Crucitti di ottenere diversi lavori: “Si insediò nell’impianto di Croce Valanidi – ha ricordato Iannò – al posto di Bruno Crea, che era diventato un infame, avendo denunciato un’estorsione”.

 

Iannò, infine, ha definito la ditta Zema “vicina alla famiglia Libri”. Nel procedimento in corso, la posizione di Giovanni Zema, amministratore unico dell’impresa in passato fu indagato, è stata stralciata.

 

Il processo è stato aggiornato al prossimo 21 aprile, allorquando, come richiesto dalle difese, verrà ascoltato il geometra Federico, citato più volte da Iannò. Il legale di Bruno Crucitti, l’avvocato Calabrese, ha depositato la visura di avvio impresa di Bruno Crucitti e quella di cessazione di attività di Natale Crucitti, nonché una sentenza del 2005 in cui lo stesso Crucitti fu assolto dall’accusa di associazione mafiosa.

Leggi qui!

In Consiglio regionale ok a legge su precariato

Dopo un dibattito serrato, lungo oltre due ore e mezza, il Consiglio regionale ha approvato …