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Isola Capo Rizzuto (Kr) – Il Tar conferma lo scioglimento per ‘ndrangheta

E’ confermato il decreto con il quale nel novembre 2017 e’ stato disposto lo scioglimento del Consiglio comunale di Isola Capo Rizzuto (Crotone) per infiltrazioni della criminalita’ organizzata. L’ha deciso il Tar del Lazio con una sentenza con la quale ha respinto un ricorso proposto dagli ex amministratori, con in testa l’ex sindaco Gianluca Bruno.

Lo scioglimento dell’Amministrazione segui’ un’indagine, denominata ‘Operazione Johnny’, ad oggetto gli interessi delle famiglie di ‘Ndrangheta negli affari legati alla gestione dei migranti ospiti del Cara. Indagine che vide coinvolti, tra gli altri, il primo cittadino (indagato in stato di liberta’) e un consigliere comunale. Il Tar in sentenza, dopo aver precisato che con i rilievi proposti i ricorrenti puntavano ad affermate la correttezza del loro operato e la mancata conoscenza in merito alla contiguita’ alle locali cosche di alcune imprese affidatarie di servizi o lavori e di alcuni dipendenti, hanno ritenuto che “per quanto significativi e suggestivi gli anzidetti rilievi non sono idonei a spiegare alcune significative anomali’e rilevate dalla Commissione prefettizia, indicative di possibile condizionamento mafioso”.Seguono le indicazioni di una serie di fatti specifici: “costituisce eventualita’ singolare il fatto che alcuni importanti servizi siano stati affidati, per anni, e anche in quelli piu’ recenti, ad imprese che sono risultate avere contatti, diretti o indiretti, con la criminalita’ organizzata”, “numerosi affidamenti diretti di lavori, in economia o in somma urgenza, costituiscono un dato anomalo”, sul versante dell’abusivismo edilizio “la Commissione Prefettizia ha segnalato che tale fenomeno ha interessato anche molti terreni pubblici, sui quali sono state realizzate le abitazioni di alcuni ‘ndranghetisti di rilievo”, in tema di debito tributario “per quanto possa aver fatto l’ultima consiliatura per abbatterlo, cio’ non toglie che essa si e’ attivata dopo il 2015 e comunque non risulta abbia colpito con determinazione anche le famiglie dei malavitosi o le imprese ad essi collegate”, e alla fine sono state ritenute non convincenti “le deduzioni riguardanti la realizzazione delle cappelle votive, la cui abusivita’ viene sbrigativamente riversata sul solo Ufficio Tecnico e sul parroco” mentre “e’ un fatto pacifico che almeno 5 di queste cappelle votive sono state finanziate con donazioni provenienti da esponenti delle cosche locali”. Tutte le circostanze esaminate, quindi, per il Tar “sono accomunate dal fatto di avere favorito concretamente interessi di vario tipo delle cosche malavitose o dei loro affiliati, e quindi sono oggettivamente spiegabili con fenomeni di condizionamento mafioso esercitati su dipendenti e/o amministratori”.

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