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    Di Maio a Cosenza: “La sanità in Calabria è stata bancomat per i politici”

    “A me dispiace dover raccontare in giro per il mondo che in Italia c’è bisogno di commissariare la sanità di una regione mettendoci a capo un generale dei carabinieri. Quello che abbiamo fatto qui è stato necessario perché la sanità in Calabria, per trent’anni, è stata il bancomat che ha consentito a tanti politici di diventare quello che sono”. Lo ha detto il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio intervenendo in una manifestazione pubblica a Cosenza. “Adesso – ha aggiunto – ci dobbiamo riprendere la sanità in tutta Italia. Stiamo per approvare una legge che stabilisce che la politica regionale non deve più fare le nomine della sanità”.

     

    “Questo decreto è stato già scritto due volte – ha continuato Di Maio riferendosi al Decreto Sicurezza – adesso sembra che ci sia una nuova versione. Quando siamo pronti, e questo lo decidono i tecnici, e si è risolto il dubbio costituzionalità andiamo”. “A me – ha continuato – interessa approvare il decreto famiglia. Qualcuno dice di aspettare, io dico che è necessario accelerare perché l’Italia è l’ultimo Paese in Europa che fa figli e noi dobbiamo aiutare le giovani coppie a farli e quelle che già ne hanno”.

    “Il 26 maggio bisogna votare noi per punire quei partiti che si tengono gli indagati e i condannati per corruzione. Anche da noi c’è chi sbaglia, ma io li metto fuori in trenta secondi, così i malintenzionati stanno alla larga dal Movimento e questo per me è un valore – ha affermato in merito alle vicende giudiziarie che coinvolgono il governatore della Calabria Mario Oliverio. “Questa classe politica regionale – ha concluso Di Maio – ha dimostrato ampiamente di essere inadeguata a gestire la Calabria. Gli abbiamo dovuto togliere la sanità dalle mani perché era il loro bancomat e adesso speriamo che domenica ci sia il segnale definitivo”. E Di Maio aggiunge riferendosi alle inchieste in cui è coinvolto il Governatore della Calabria Mario Oliverio, indagato per corruzione: “Zingaretti doveva espellere il vostro presidente di Regione dopo la prima inchiesta per corruzione perché con la corruzione non c’entra niente il terzo grado di giudizio. Anche da noi c’è chi sbaglia, ma chi sbaglia lo metto fuori in 30 secondi, e questo credo sia un valore non un insulto”.