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    Decreto Calabria – Il ricorso della Regione alla Corte Costituzionale

    Lesione delle prerogative della Regione e violazione del principio di leale collaborazione tra istituzioni: sono questi i motivi principali sui quali la Regione ha fondato il ricorso davanti la Corte costituzionale contro il decreto legge adottato dal governo nazionale per affrontare l’emergenza sanitaria in Calabria. I motivi sono contenuti in una delibera approvata nei giorni scorsi dalla Giunta regionale, su proposta del presidente Mario Oliverio e su istruttoria dell’Avvocatura regionale.

    In particolare, la Giunta regionale sostiene che “gli articoli 1,2,3,4,5,6,8,9,14 e 15” del decreto governativo, “dando come presupposta l’esistenza di un Piano di rientro, violano gli articoli 5, 117, 120 e 121 della Costituzione, in quanto il Piano di rientro della Regione Calabria, prorogato da ultimo con Dca 119/16, e scaduto il 31 dicembre 18” e violano anche alcune norme contenute in leggi nazionali “e il principio di leale collaborazione”. Nel mirino della Regione anche l’articolo 6 del decreto del governo, relativo agli acquisti di beni e servizi, demandati a organi non regionali, e relativo all’edilizia sanitaria: secondo il ricorrente, questa norma “sostanzialmente abroga l’articolo 1 comma 1 della legge regionale 26/07 (che istituisce la Stazione unica appaltante regionale), emanata dalla Regione in esercizio della propria competenza legislativa concorrente, e il principio di leale collaborazione nella parte in cui, senza previa intesa in sede di Conferenza Stato Regioni, provvede in materia di gestione delle risorse ex articolo 20 legge 67/88, e destina risorse senza idonea copertura”. A parere della Regione, inoltre, alcuni articoli del decreto governativo sulla sanita’ calabrese violano anche l’articolo 81 della Costituzione sul principio dell’equilibrio tra entrate e spese “garantendo un copertura incerta al decreto, e violano sempre principio di leale collaborazione”. Di conseguenza – evidenzia la Giunta regionale nel ricorso alla Corte costituzionale – il decreto legge del governo “presenta profili di lesivita in pregiudizio della sfera di attribuzioni della Regione Calabria, intervenendo in maniera significativa su materie di preminente interesse della Regione Calabria”. (AGI)