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Senatrice Corrado sui parchi eolici in Calabria: “Don Chisciotte può ancora vincere”

E’ del 12 novembre u.s. la notizia che il Consiglio di Stato, con sentenza definitiva, ha fatto salvi i vincoli apposti nel 2014 dalla Direzione Generale Archeologia del Ministero per i Beni e le Attività Culturali su un’area sita nel comune di Tiriolo (CZ), a seguito del ritrovamento di alcuni reperti archeologici, inibendo così la realizzazione di un parco eolico.

 

Già così è una bella notizia, ma migliora ulteriormente ripercorrendo il modo in cui vi si è giunti.

Nel 2017, infatti, il TAR aveva annullato il vincolo ministeriale, accogliendo il ricorso della società Trazzani Energy titolare dell’autorizzazione alla costruzione del parco eolico. Vi fu allora una energica reazione popolare, tramite appelli di associazioni culturali ed una petizione molto partecipata, con cui si lanciava l’allarme e si chiedeva a gran voce al Ministero di opporsi all’ennesimo scempio perpetrato ai danni della cultura e del paesaggio calabrese. “E il Ministero rispose…”

 

La vicenda di Tiriolo non è affatto un caso isolato in Calabria: anche la fascia ionica della nostra provincia è stata interessata da innumerevoli investimenti milionari nel settore, in totale deturpamento di tratti di costa fra i più caratteristici del territorio calabrese, come il territorio tra Cutro e Isola Capo Rizzuto, la zona di “Le Cannella”, sempre in territorio di Isola C.R. e la Zona di Protezione Speciale (ZPS) “Marchesato-Fiume Neto” a cavallo tra Melissa e Strongoli.

Questo proliferare di parchi eolici, autorizzati quantomeno con leggerezza dal Nucleo VIA della Regione Calabria, ha garantito il lucro a pochi imprenditori, anche appartenenti a cosche della ndrangheta, come mostrano gli esiti dell’operazione “L’Isola del vento” condotta dal Procuratore Gratteri, grazie alla quale, nel mese di marzo 2018, la Guardia di Finanza ha sequestrato il parco eolico “Wind Farm” di Isola Capo Rizzuto – tra i più grandi d’Europa – e le società a questo collegate, tutte riconducibili alla cosca Arena, per un valore di 350 milioni di euro. Al contrario, è stato sottratto alla comunità un notevole patrimonio ambientale e paesaggistico che potrebbe portare un forte sviluppo del turismo e delle aziende agrituristiche e agricole, a beneficio di tutto il territorio.

 

Il lieto fine della vicenda di Tiriolo però deve portarci ad essere ottimisti, a pensare che non tutto è perduto e che quando le Istituzioni accolgono le istanze di cittadini sensibili e attenti alle vicende del proprio territorio, si può spuntarla anche contro enormi interessi capitalistici. I novelli Don Chisciotte, in quel caso, hanno la meglio contro i mostruosi “mulini a vento”.

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