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Catanzaro – Al Politeama fervono le prove per il Don Giovanni di Mozart

Fervono le prove al Politeama per l’allestimento del Don Giovanni di Mozart che domenica prossima, 21 ottobre, aprirà ufficialmente la stagione artistica 2018-2019. Il regista Luciano Cannito, già molto apprezzato per la direzione dell’Otello, sta plasmando un’opera lirica allo stesso tempo tradizionale e innovativa. Una rilettura rigorosa del libretto di Lorenzo Da Ponte, ma con uno sguardo alla contemporaneità.

Cannito ambienta questa affascinante storia nel Regno delle Due Sicilie, tradendo la sua vocazione culturale napoletana, accresciuta durante i molti anni di collaborazione con Roberto De Simone. E il suo Don Giovanni non è un supereroe alla James Bond, bensì un viziato aristocratico che ricorda un po’ Weinstein, un uomo cioè che utilizza il suo potere per approfittarsi di donne ingenue e sprovvedute.

Dice Cannito nelle sue note di regia: “La Napoli del Settecento era davvero simile alla Spagna del Settecento di Mozart e Da Ponte e di sicuro la permanenza nella città partenopea del sublime maestro di Salisburgo e del librettista italiano, sono certe e ben documentate.

Da qui parte la mia lettura fedele al libretto originale, che dunque se ne discosta solo in quella che noi oggi chiameremmo “location”.

La verità è che la mia formazione culturale napoletana, gli anni di collaborazione con Roberto De Simone, la profonda ” scuola napoletana” dello scenografo Michele Della Cioppa e della costumista Giusi Giustino, non potevano far altro che far virare questa nuova messa in scena di “Don Giovanni” verso un Regno delle Due Sicilie, aristocratico, un po’ decadente, polveroso, caldo, ricco e forse un po’ viziato. Il mio Don Giovanni non è dunque una specie di James Bond, come tante volte viene disegnato, ma è al contrario un viziato aristocratico di non proprio altissimo lignaggio, che usa il suo piccolo potere per approfittarsi di donne ingenue e sprovvedute. Un personaggio che ricorda un po’ Weinstein e tutta la storia del movimento #metoo…”.

“E se di Regno delle due Sicilie si parla – dice ancora il regista – allora anche di popolo bisogna parlare, dei vecchi monumenti dal passato illustre, di fame, degli espedienti per cavarsela, dei mercati, della vita vissuta per strada perché il clima lo permetteva e la povertà delle case popolari lo rendeva necessario, dei balli improvvisati ad ogni occasione, delle feste, della gioia della gente comune per le piccole cose. Don Giovanni si sente in cuor suo un principe, anche se dispone solo di un unico fidatissimo servitore, Leporello, e di un esiguo numero di camerieri nel suo palazzotto, dove pure le ricche sedie sono spaiate, come immaginiamo potesse accadere talvolta in vecchie case di nobili dal patrimonio sempre più scarso.

Don Giovanni, a modo suo, è però coraggioso e brillante. Non teme nulla, neppure la morte, con la quale scherza di continuo e che sfida fino alla fine. Impermeabile ai sensi di colpa (sembra un antesignano della scuola Freudiana…), arriverà ad accettare di cenare con un fantasma pur di tener fede alla parola data e dimostrare a se stesso la sua nobile risolutezza.Don Giovanni gioca con la Morte perché in effetti è consapevole che prima o poi così sarebbe andata a finire: troppe donne, troppi rischi, troppe fughe, troppi mariti traditi, troppe lacrime fatte versare. Ma soprattutto troppi desideri. Ma si sa, i desideri una volta realizzati, non sono più tali. Don Giovanni è dunque costretto a correre verso il prossimo. Una ricerca infinita di desiderio che solo la morte può interrompere.”

Si annuncia così un allestimento lirico destinato a penetrare nei cuori e nelle menti degli appassionati che affolleranno il teatro del Capoluogo

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