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    Record di pubblico per Avvistamenti Teatrali, la provincia calabrese senza teatri conferma l’interesse per lo spettacolo dal vivo

    Esiste in Italia un’intera provincia senza neanche un teatro attivo: è Vibo Valentia, stabilmente all’ultimo posto nelle annuali classifiche sulla qualità della vita, praticamente da sempre. Nulla cambia da queste parti e anche le strutture che potrebbero ospitare spettacoli versano spesso in stato di abbandono.

     

    In questa favola triste accade che a Capo Vaticano uno splendido teatro all’aperto sito in un’area archeologica e in stato di totale abbandono, viene ripreso in mano da un gruppo di giovanissimi volontari nel 2015. Nasce così Avvistamenti Teatrali, rassegna di nuova drammaturgia ed esperimento sociale e culturale nato dal basso, che ha portato in poco tempo alla creazione di una grande comunità di spettatori.

     

    Oggi questo “esperimento” è diventato una realtà teatrale di prestigio, punto culturale di riferimento per l’intera area del vibonese. A confermarlo sono i numeri di questa IV edizione – ben 2100 le presenze durante le 5 serate di spettacolo – numeri che il teatro contemporaneo nelle grandi città italiane stenta a registrare se non con i grandi nomi.

     

    La IV edizione si è chiusa l’applaudito spettacolo premiato da I Teatri del Sacro “Coma quando fiori piove”. Scritta e diretta da Walter Leonardi e Carlo Giuseppe Gabardini, la pièce racconta con ironia e un pizzico di leggerezza la bellezza dell’esistenza.

     

    Ma il numeroso pubblico di Avvistamenti ha premiato Claudio Batta, eleggendo a spettacolo più gradito del 2019 “Da quando ho famiglia sono single”, al secondo posto invece si classifica la pièce tout public “Mattia e il nonno” diretta da Tonio De Nitto e interpretata da Ippolito Chiarello.

     

    Avvistamenti Teatrali – ideato e diretto da Avvistamenti con il patrocinio e il finanziamento del Comune di Ricadi e in partenariato con Baia del Sole Resort – registra così la sua edizione “record”. Una Kermesse che non perde lo spirito popolare per il quale è stata pensata: negli anni ha esteso sempre di più il suo pubblico, facendone una delle rassegne estive di teatro più seguite del meridione.

     

    «Da queste parti non c’era neanche la consuetudine di pagare il biglietto per vedere uno spettacolo. Mancava il concetto di spettatore. Oltre a restaurare il luogo dove fare spettacolo, c’era bisogno di insegnare cos’è l’idea del teatro» racconta il direttore artistico Andrea Paolo Massara, giovane sceneggiatore di cinema originario del luogo.

     

    «Sembrava un’impresa difficile – continua Massara – invece oggi alla rassegna estiva di nuova drammaturgia italiana siedono proprio tutti, dal medico all’operaio, gomito a gomito, magari mettendo la camicia buona per l’occasione. Abbiamo creato un ambiente sociale inclusivo, portando a Capo Vaticano compagnie di rilievo nazionale, ma selezionate per il loro linguaggio comunicativo e adatto a tutti. L’indomani la gente discute animatamente gli spettacoli al bar in piazza e al supermercato, come se quei personaggi incontrati sul palcoscenico facciano parte ormai del paese».