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Teo Teocoli: “La televisione non mi vuole … perchè non so cucinare”

di Grazia Candido (foto Aldo Fiorenza) – Ha attraversato le epoche dello spettacolo italiano vivendo intensamente gli anni ruggenti dell’Italia del boom. Le nottate passate nei locali milanesi e una lunga gavetta che lo ha portato a diventare il “re” dei palinsesti televisivi sono ricordi indelebili per Teo Teocoli che riabbraccia Reggio Calabria con il suo spettacolo “Tutto Teo” tra racconti, musica e imitazioni.
Mi parli di “Tutto Teo”, un vero e proprio One man show dove si ride ma scappa anche una lacrimuccia.
“In questo spettacolo rivisito un po’ le varie fasi della mia carriera, quella di cantante, di attore teatrale e cinematografico, di cabarettista e, infine, quella televisiva. Con me porto in scena personaggi storici come Felice Caccamo che, negli anni ’90, ha spopolato nello sport segnando la satira sportiva. Poi, c’è Cesare Maldini, un uomo che non si faceva vedere, né parlava ma pur essendo introverso è riuscito a catalizzare l’attenzione. Racconto storie di personaggi famosissimi con i quali ho condiviso la gioventù milanese e il periodo degli anni ’60, anni magici per un’Italia che stava crescendo”.
Non la vediamo più in televisione. Come mai?
“La televisione non mi vuole a differenza del pubblico che, invece, mi cerca ancora. La gente dispiaciuta mi ferma per strada, mi chiede come mai non sono più in tv e rispondo sempre: purtroppo, non so cucinare. Forse, ho un carattere un po’ forte, che dà fastidio. Sono stato fuori dalla televisione 15 anni ma ho fatto 15 tournèe invernali, estive, ho girato l’Italia 15 volte e, dopo 20 anni di televisione, mi sono dato da fare a teatro. Sinceramente, mi piacerebbe tornare ma non è possibile”.
Non la vorranno in Tv ma a teatro fa sold-out quindi la amano ancora.
“Affronto tutti i tipi di teatro anche le feste di piazza, i centri commerciali basta che ci sia gente che si diverte e che è felice. Mi appaga moltissimo vedere il mio pubblico sorridere. Sono un po’ perplesso sulla televisione, forse, c’è qualcuno che non ha piacere di avermi. Parlo della Rai perché a Mediaset ho dato tanto e più di così non potevo fare. In Rai ho fatto anche molte cose andate benissimo come quattro anni di Domenica sportiva, cinque anni con Fazio, tre Sanremo. Ho affrontato anche un paio di esperienze l’anno scorso ma molto deludenti per me: non posso andare in trasmissioni a giochi a premi, io sono un intrattenitore e questo voglio fare. Continuo a fare quello che facevo fin da bambino quando strappavo risate a tutta la classe. I professori mi davano del cretino, poi ridevano anche loro e sorvolavano sul fatto che mi fossi auto-esentato dallo studio. Ero un bambino allo stato brado come adesso”.
Sarà forse che gli anni d’oro, quelli del varietà e del grande cabaret sono finiti?
“Il mio genere purtroppo, non si pratica più. Ho fatto due show bellissimi con Adriano Celentano ma altri colleghi, come Fiorello, Panariello, Morandi, Salemme con i quali ho lavorato, non hanno alcuna intenzione di fare uno show. Ho fatto qualcosa con Proietti però qualcuno ha pensato bene di tagliare Caccamo che durava 10 minuti facendolo durare 5. Io sono uno che vive di questo lavoro ma non sto sul palcoscenico tanto per, condivido la mia vita con la gente”.
Cosa pensa dei reality?
“E’ meglio non pensare. Oggi ho visto un pezzo di Grande Fratello e c’erano 8 donne col sedere di fuori. A me non dispiace ma dopo aver visto 5 minuti ti stanchi. Immaginiamoci vederli per tre, quattro mesi”.
E’ nato a Taranto, milanese di adozione ma si vanta di essere reggino doc.
“Sono reggino al 100% perché a Reggio Calabria sono stato sino ai 4 anni. Poi per motivi di lavoro dei miei genitori, ci siamo trasferiti a Milano ma tornavo tutte le estati qui. Reggio Calabria è la mia terra”.
Lei ama la televisione ma possiamo dire che il teatro è un altro suo indimenticabile amore?
“Io amo tutto ciò che arte. Purtroppo, a causa della crisi siamo in un vortice chiamato decadenza. Si fa fatica oggi a pagare gli artisti, i cachet sono diminuiti notevolmente e gli spettacoli offerti di conseguenza sono ridotti. I costi ci sono ma non capisco perché in Italia chiudono i teatri. La morte del cabaret è stata la televisione ecco perchè i personaggi di oggi hanno vita breve”.
Con la maturità, volgendo uno sguardo al passato e al presente, cosa dice a se stesso?
“Guardando tutto quello che c’è in giro mi convinco di una cosa: non sarò gradito in Tv ma artisticamente sono ancora un uomo libero e voglioso”.

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