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Un fermo immagine tratto da un video delle forze dell'ordine che con un blitz coordinato tra Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza hanno smantellato la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto con il fermo di 68 persone disposto dalla Dda di Catanzaro, 15 maggio 2017. ANSA/UFFICIO STAMPA ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

Operazione Jonny, pm: “Indagati potevano influenzare pubblici ufficiali”

Nell’assegnazione dell’ultimo appalto per la gestione del Cara di Isola Capo Rizzuto vi sarebbero state pressioni su alcuni pubblici ufficiali. E’ quanto emerge nel provvedimento della Dda di Catanzaro che ha portato al fermo di 68 persone. Alcune intercettazioni, effettuate nel periodo in cui si stava assegnando la gara per il periodo 2016-2017, “dimostrano – scrivono i magistrati della Dda – quanto gli indagati siano nelle condizioni di influenzare le condotte di taluni pubblici ufficiali”. I colloqui intervengono nel momento più delicato dell’aggiudicazione la gara dell’appalto di servizi. Nella conversazione del 18 marzo 2016 una funzionaria racconta di una riunione sospesa dopo “una lite furibonda” perché uno dei membri della commissione esaminatrice “tira troppo per la Misericordia”. “Si percepisce – scrivono gli inquirenti – un quadro allarmante rispetto al processo decisionale pubblico. Le stesse interlocutrici mostrano di conoscere bene le vicende del Cara, adducendo un contegno dei commissari ‘locali’ che può essere percepito solo tenendo a mente l’intero contesto ‘ndranghetistico sin qui delineato”. In un’altra conversazione intercettata un altro dirigente della Prefettura dice riferendosi a un membro della commissione: “Secondo me lo avevano avvicinato..”. Dialoghi che per i pm Vincenzo Capomolla e Domenico Guarascio dimostrano come i commissari “locali” abbiano “paura o peggio, risultino condizionati dalle interferenze dei gestori della Misericordia ed dei servizi annessi al Cara”.

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