Home / CITTA / Le leve della ‘ndrangheta reggina dominavano la movida della città

Le leve della ‘ndrangheta reggina dominavano la movida della città

di Domenico Grillone – Avevano messo le mani su tutto quello che normalmente gira intorno alla movida cittadina. Giovani leve della ndrangheta reggina che si proponevano “quale gruppo dominante della scena serale e notturna della città, intimidendo o aggredendo chiunque non riconoscesse loro siffatto ruolo”. E’ stato il Procuratore Federico Cafiero de Raho, insieme al questore Raffaele Grassi, al comandante provinciale dei carabinieri Giancarlo Scafuri, al capo della squadra mobile Francesco Rattà ed al Maggiore dei Carabinieri Mariano Giordano, ad illustrare questa mattina, nel corso della conferenza stampa svoltasi in Procura, i dettagli dell’operazione denominata “Eracle” e che ha portato all’esecuzione di 15 provvedimenti di fermo di indiziato di delitto. L’indagine, partita fin dal mese di agosto del 2015, quando un avventore fu pestato selvaggiamente e poi gambizzato dopo che lo stesso si era ribellato all’autorità criminale di alcuni buttafuori nei pressi di un noto locale cittadino, si è poi sviluppata fino ai provvedimenti di stamane che hanno messo in luce tutta una serie di reati e soprattutto dei legami dei fermati con le cosche Condello di Archi e Stillittano di Vito. I fermati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, estorsione, rapina, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, intestazione fittizia dei beni, maltrattamenti di animali, con l’aggravante del metodo mafioso. La grande sinergia tra carabinieri e Polizia ha permesso quindi di partire da un singolo episodio, quello del pestaggio e poi della gambizzazione dell’avventore, per disvelare tutta una serie di reati partendo proprio dalla “gestione monopolistica dei servizi di “buttafuori” che poi si dispiegava in altre attività criminose come il traffico di sostanze stupefacenti vendute al dettaglio. Ma gli accertamenti delle forze dell’ordine hanno permesso di acclarare anche “alcuni specifici episodi di estorsione, rapina ed altri reati che hanno minato la serenità ed il tranquillo vivere civile della popolazione cittadina”. Altra indagine parte, spiega il procuratore Cafiero de Raho, dal danneggiamento del locale nei pressi della gelateria Cesare il cui titolare intendeva prendere in locazione per ampliare le proprie attività. Salta la trattativa, quindi, e successivamente subentrano altri soggetti che intendono prendere in locazione lo stesso locale. Si tratta – dice ancora il Procuratore – di soggetti che gestiscono la pizzeria Mirablu, luogo di ritrovo per numerosi esponenti dello schieramento ‘Condelliano’, formalmente intestata a Canale Natale Antonio, ma di fatto gestita da Nucera Domenico, compagno della figliastra del Canale, che intratteneva buoni rapporti d’amicizia con Tegano Domenico, figlio del boss Tegano Pasquale, che sovente veniva notato presso i locali della pizzeria nonché sull’autovettura in uso allo stesso Nucera, palesando una indubbia commistione tra i membri di cosche storicamente contrapposte”. Un controllo del territorio da parte del Nucera e dei suoi consociati che si traduceva anche nell’impiego di alcuni individui nell’attività di buttafuori preso alcuni locali della città. A questo occorre aggiungere le corse clandestine dei cavalli, nel tratto della superstrada Gallico – Gambarie, rispetto alle quali lo stesso Nucera “si mostrava un assiduo frequentatore di un ricovero per equini, attribuibile alla famiglia Condello, per il conto della quale scuderia effettuava ripetutamente corse clandestine. Lo stesso impartiva anche disposizioni sui farmaci da somministrare ai cavalli per migliorarne le prestazioni”. Lo sviluppo delle indagini ha permesso quindi di “disarticolare la dirigenza di un numeroso e pericoloso sottogruppo criminale, inserito nella cosca Rugolino ed avente come base operativa Arghillà, con a capo i fratelli Cosimo, Fabio ed Andrea Morelli”. Tutti soggetti dediti ai furti di autovetture, nelle abitazioni ma che era anche dotato di una ingente disponibilità di armi da fuoco “che lo aveva reso punto di riferimento anche per altre compagini criminali della zona”. Intercettazioni ambientali, acquisizioni di dichiarazioni di collaboratori di giustizia, oltre alle normali attività investigative, hanno permesso di elaborare un quadro che il Procuratore Cafiero de Raho definisce rispetto agli indizi “grave e che ci consente di emettere il provvedimento cautelare”. “L’urgenza del provvedimento – ha aggiunto il Procuratore – è motivato oltre che per il pericolo di fuga, anche per la sicurezza della gente, per guardare al futuro con maggiore tranquillità”.

Leggi qui!

Andriani: ” La nostra terra non si chiama “le Calabrie” ma Calabria”

di Gabriella Andriani* – Pur comprendendo lo sfogo del Sindaco di Catanzaro, il quale a …