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Renzi a Reggio

“Viva la Calabria, basta un sì”, Renzi a Reggio prova a convincere gli indecisi

di Clara Varano – Un’ora. Sessanta minuti, circa, in cui il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha parlato ad un teatro Cilea gremito, del referendum, dei motivi per cui bisognerebbe votare Sì e dell’Italia all’indomani del 4 dicembre. Arrivato direttamente da Palermo, Renzi, affronta le tematiche più disparate a sostegno della riforma costituzionale di Maria Elena Boschi. Dal nuovo Senato ai rapporti Stato-Regioni ed il premier non risparmia imitazioni di Berlusconi e affondi a chi si oppone fermamente alla nuova Carta Costituzionale come D’Alema e il Movimento 5 Stelle. Da portare a casa c’è uno stuolo di indecisi che ancora non sa bene cosa votare e che domenica, insieme ai voti già giunti dai cittadini residenti all’estero, potrebbe fare la differenza.

“Non si tratta di cambiare quello che ha fatto De Gasperi, ci mancherebbe, ma quello che ha fatto D’Alema” dice dal proscenio il primo ministro. “Questa riforma l’hanno voluta tutti. Forza Italia ha contribuito a scriverla. E’ la riforma che tutti volevano, ma noi l’abbiamo fatta. Domenica non si vota Matteo Renzi, quando c’è stato il referendum sul divorzio non si è votato su Pannella, ma sul divorzio. Quindi domenica si vota sulla nuova costituzione”.

Renzi a ReggioUna nuova costituzione che non mette a rischio la democrazia, ma che “dà una grossa accelerata verso il cambiamento. Se c’è qualcuno a cui serve è il popolo del Meridione e se c’è una regione, che ad esempio ha un tasso di disoccupazione che non va bene, che più delle altre ne ha bisogno, questa è la Calabria”.

Matteo Renzi, contestato da una signora nel pubblico sull’argomento, parla anche dell’elezione dei senatori dopo la vittoria del Sì e sottolinea come “questa sarà fatta dai cittadini”. Dovessero spuntarla le ragioni del Sì, infatti, il Senato non sarà più quello di oggi, non avrà le stesse competenze e spesso chi si oppone ha sottolineato come sia poco chiaro il modo in cui i neo senatori siederanno sugli scranni di Palazzo Madama. “Non è un senato elettivo, si toglie il voto ai cittadini”, sottolinea ad ogni occasione il fronte del No, Renzi risponde: “I senatori di oggi lavorano tutta la settimana, quelli di domani non è vero che non saranno eletti. Il senatore conterà meno di prima, non metterà più bocca sul Bilancio, darà una mano su leggi del proprio territorio, ma soprattutto sarà eletto dai cittadini. C’è gente (si riferisce ai parlamentari grillini, ndr) che con 17 click è in Senato e si permettere a noi di dare lezioni di democrazia. La verità è che i Consigli regionali sceglieranno i senatori in conformità con il voto dei cittadini, confermando la loro scelta”.

Renzi a ReggioAltro punto spinoso nella riforma i rapporti tra Stato e Regioni: “Semplicemente – spiega – si definiscono meglio i poteri dello Stato e quelli delle Regioni. Abbiamo un sistema che è fatto ad ostacoli. La riforma lascia la competenza alle Regione e dice che se ci sono degli elementi problematici grazie alla clausola di supremazia interviene lo Stato. La riforma è banale, anzi vi dirò di più poteva essere più ambiziosa, tira via un po’ di ostacoli e io penso che l’Italia abbia bisogno di questo. Credo che la maggioranza silenziosa degli italiani non ne possa più di andare avanti con un sistema che non funziona. La riforma muove nella direzione della stabilità di governo e quindi nell’attuazione efficace dei programmi. Ecco perché non è più sopportabile che un governo possa durare meno tempo di quanto possa vivere un gatto in autostrada”.

E poi c’è il capitolo Beppe Grillo e pentastellati. “Vaffa day, scrofa ferita, serial killer… è il modo di Beppe Grillo per dimostrare il suo affetto. Renzi a ReggioTi voglio bene anche io Beppe. La verità – ha aggiunto Renzi – è che io non ci sto quando qualcuno parla della riforma paragonando il mio modo di fare ad una dittatura, senza nemmeno sapere di cosa parla. Perché ogni volta che sento l’inno nazionale ho i brividi tanto mi sento orgoglioso ad essere il premier di questo Paese. A me, ditemelo, chi lo faceva fare? Se avessi voluto pensare a me avrei evitato questa terribile prova del referendum. Siamo andati avanti per 70 anni con il bicameralismo paritario, potevamo farlo per altri dieci anni. A distanza di quasi tre anni da questa mia esperienza di governo contrariamente a molti del No, potevo fare il furbo e continuare a vivacchiare. Io credo invece che gli italiani hanno voglia di esprimersi per cambiare lo stato delle cose. C’è qualcuno che è contento di stare così? Sono convinto che la maggioranza di questo Paese voglia realmente cambiare le cose e non consentire a nessuno di rimanere attaccato alle poltrone. In questa battaglia ci credo, l’ho voluta, credendo fino in fondo che sia la battaglia per il futuro del Paese. Io voglio un Paese che sia il più forte del mondo”.

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