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Reggio – Al Palazzo della Cultura personale di Pino Caminiti

Dopo il felice esordio di giugno, Pino Caminiti torna in mostra – al Palazzo della Cultura, dal 10 al 23 dicembre – con una nuova “personale”, questa volta tematica, dedicata al tema del “viaggio”.
Una galleria di suggestioni legate al mare, all’esplorazione, al fascino dell’ignoto. Vele, legni di vecchie barche, corde e lamiere. I materiali assemblati sono quelli della prima ora, ma la produzione ora è meno convulsa e copiosa, appare più pensata e ordinata secondo un progetto. Si direbbe che è iniziato un inevitabile lavoro di ricerca e di affinamento. Ma la novità non è solo questa.
C’è una “ciliegina”, un libretto di frammenti autobiografici con cui Pino Caminiti ha scelto di aprire la mostra (sabato 10 alle ore 17). Nella pubblicazione compaiono contributi critici di diversi autori, tra i quali quello di Angela Pellicanò (Technè Contemporary Art), di cui riportiamo qualche passaggio tra i più significativi.
“Nella quasi totale assenza di ridondanza linguistica, l’esplorazione di un “bianconero” evocativo, una scrittura di grigio sublime, grafite grassa su corredo di bisso.
L’autoanalisi dell’autore traccia nei testi un comportamento che si risolve nello sguardo furtivo del ricordo altrimenti in perenne sottile conflitto.
“l’ombrello” offre nella sua direzione metaforica una struttura a raggiera. Il gioco bi-temporale (chi ero-chi sono) mutua un’indagine che focalizza, seleziona, distingue il racconto di volta in volta. Immaginiamo quell’intensità data dalla somma di tempo e luogo e lo sguardo di chi cattura la luce in un momento preciso del giorno o della vita stando dentro quella sintesi chiamata battigia. Da lì può permeare di onnipresenza liquida i suoi scritti. L’acqua si fa linfa nel “sortilegio”, è gravida nella “vele strappate”; sottesa nei versi de “l’ombrello” mentre è elemento trasversale nell’assemblaggio di reperti, ossi, lamiere.
Immobile è il suo sguardo nell’ora in cui il mare lambisce e celebra scandendo, come un metronomo, il tempo creativo dell’artista anfibio. Un singolo movimento della natura che si gonfia e si ritrae, un ripetuto godimento estetico, somma di odore, temperatura, suono.
E tutto intorno mutevolezza, corpo, spazio, limiti.
Questi i motivi di un progetto di memoria, opere e scrittura. Un viaggio da fermo, impronte prive dell’oblio di chi vigila sulle ansie e sulle paure, preziose eredità”.

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