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    Protesta dipendenti Madonna della Catena

    Asp Cosenza sottrae posti letto a clinica: 70 persone rischiano licenziamento

    I posti letto ci sono, i posti letto non ci sono più. Sembra quasi un gioco di prestigio quello dell’Asp di Cosenza che nell’assegnazione degli accreditamenti ai posti letto ora non prevede più quei 60 destinati alla clinica Madonna della Catena di Laurignano. Proprio questo il motivo della protesta dei lavoratori che dopo il decreto di Raffaele Mauro, direttore generale dell’Asp cosentina, rischiano di rimanere in mezzo ad una strada. Esubero strutturale di 70 unità. Tecnicamente. In gergo significa mandare a casa 70 famiglie. Un esubero previsto e prevedibile che risale al 2010 quando i proprietari della clinica, convinti dell’assegnazione dell’accredito, avrebbero assunto prima della certezza, i dipendenti in più utili alla gestione dei degenti che si sarebbero aggiunti.

    Bene, l’accredito non arrivò mai. Unico a prevederlo Massimo Scura a giugno 2016 quando con decreto stabilì di assegnare alla Madonna della Catena 50 residenze sanitario assistenziali e 13 per la Sla.

    Ricevuti da Scura e Andrea Urbani, i lavoratori hanno chiesto assicurazione sul loro futuro e lo stesso commissario li avrebbe rassicurati in merito chiedendo a Mauro spiegazioni su questa sottrazione di posti. Nell’attesa lo stesso Scura non ha potuto pronunciarsi. Intanto su 70 “onesti cittadini” pende la spada di Damocle del licenziamento.

    M5S accusa la “latitanza dei ministeri vigilanti”

    “Il confine tra pressioni e approfondimenti può essere sempre sottile, nell’amministrazione pubblica. Mi auguro che la magistratura catanzarese e cosentina faccia luce sino in fondo sul recente caso dell’assegnazione a privati di nuovi posti letto, poi revocati dal dg dell’Asp di Cosenza, Raffaele Mauro, cui i commissari alla sanità regionale, Massimo Scura e Andrea Urbani, hanno da poco chiesto urgenti chiarimenti specifici, pur riconoscendo che non vale più un tubo il loro decreto che recepiva quell’assegnazione”. A parlare la deputata del M5s Dalila Nesci, che aggiunge: “Si tratta di una questione nel complesso molto grave, con pesanti interessi e appetiti insieme a volgari strumentalizzazioni e a menzogne della peggiore specie. Compito delle istituzioni è il controllo obiettivo sull’utilizzo delle risorse pubbliche, specie nel delicatissimo settore della sanità, che in Calabria è gestito in modo opaco, tra contraddizioni, abusi e coperture”.

    “Ancora una volta – incalza la parlamentare M5s – la magistratura dovrà supplire alla costante latitanza dei ministeri vigilanti, chiusi nelle loro fortezze romane e troppo impegnati a mantenere equilibri politici, invece che a vedere, seguire e intervenire d’urgenza. Qui parliamo di milioni pubblici che in ultimo dovrebbero andare a strutture private, ma senza un iter chiaro, intelligibile e trasparente, come pure senza una connessione riconoscibile tra Asp di Cosenza e strutture commissariale e dipartimentale”.

    “Su questa storia – conclude Nesci – c’è stato un tentativo di delegittimarmi, costruito in modo goffo, lontano dai fatti e con l’obiettivo di spaventarmi, impressionarmi e costringermi ad arretrare. Chiunque voglia intimorirmi sappia che io non ho paura di niente e nessuno, perché agisco soltanto se documentata e rispondo unicamente alla mia coscienza di giovane indignata, stanca di un sistema marcio, sporco e puzzolente”.