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Giovanni Laganà

Reggio – Ecojazz, il festival nato per svegliare le coscienze: intervista a Giovanni Laganà

di Domenico Grillone – Nozze d’argento per Ecojazz, il festival nato venticinque anni fa a Pellaro sull’onda emotiva scaturita dopo il barbaro assassinio del giudice Antonino Scopelliti, avvenuto esattamente il nove agosto del 1991. L’ultima edizione del festival, conclusasi due giorni fa al centro equitazione Foti con il magnifico concerto del trombettista Fabrizio Bosso, ha registrato, come d’altronde è successo in tutte le altre edizioni, grande interesse del pubblico. L’anima del festival si traduce in un nome e cognome: Giovanni Laganà, ideatore organizzatore nonché direttore artistico dell’iniziativa, capace di coagulare attorno a se, fin dall’esordio, un gruppo di amici amanti del jazz poi confluiti nell’associazione culturale Art Blakey. “Ricordo che a quel tempo, subito dopo l’omicidio del giudice Scopelliti ed in un clima in cui la gente aveva persino paura ad uscire di casa, incontrai nella piazzetta di Pellaro due musicisti napoletani– racconta il patron Giovanni Laganà – ed assieme ad altri amici decidemmo di fare qualcosa per svegliare le coscienze della gente. Allestimmo, quindi, un palchetto a piazza Municipio per un concerto che segnò la nascita del festival”. Da allora il messaggio di lotta, solidarietà, legalità, fraternità e pace si è sviluppato nel corso di ben 25 anni, contrassegnato dalla presenza non solo di musicisti straordinari e di grande valore internazionale ma anche di persone carismatiche nel campo della legalità come don Luigi Ciotti. “Venne lui a benedire negli anni ‘90 la lapide dedicata al giudice Scopelliti nella piazzetta di Pellaro – ricorda Laganà – proprio perché tutti noi ci sentivamo coinvolti nel tentativo di cambiare le cose sotto una sorta di etichetta, ‘nuova resistenza’, che la dice lunga sul clima sociale di allora”. Con la nascita ufficiale dell’associazione Art Blakey, grazie anche all’apporto del pianista Marcello Turano, le attività sono andate avanti, dedicate non solo al giudice Scopelliti ma a tutte le vittime di mafia. Inevitabili le difficoltà di gestione per un festival condotto ed organizzato con grande amore, tantissimi sacrifici, spesso con il solo contributo spontaneo dei tanti amici. “Neanch’io so spiegare come siamo arrivati fino ad oggi, ma penso che qualche santo in paradiso ci ha aiutato. Abbiamo superato difficoltà incredibili, un anno mi sono perfino dovuto incatenare al palazzo della Provincia ma alla fine nessuna edizione del festival è risultata menomata di qualcosa”. E, nonostante tutto, la fama di Ecojazz da tempo ha travalicato la regione. “Tutti parlano del festival, e d’altronde la presenza in diverse edizioni di musicisti del calibro di Enrico Rava, Paolo Fresu e tanti altri che hanno visto in questa iniziativa l’anima del jazz, vuol significare il riconoscimento del nostro incessante lavoro, peraltro portato avanti in un territorio notoriamente difficile”. “Godiamo di ottima stima da parte del pubblico – sottolinea il patron – oltre che della stampa. Basti ricordare il fatto che la rivista specializzata ‘Musica Jazz’ ci pubblica il programma del festival”. Fabrizio BossoMa, oltre a tutto questo, ci sono tante particolarità che rendono il festival particolarmente originale. A partire dall’iniziativa “Il jazz incontra la fata Morgana”, un modo per far conoscere il fenomeno unico che unisce le due sponde dello Stretto con tutti i suoi riferimenti mitologici. E poi “I suoni dell’urlo del tramonto sul Mediterraneo”, dedicata ai temi dell’attraversamento del Mare Nostrum e quindi anche ai viaggi della speranza a cui hanno lavorato gente del calibro di Fabrizio Bosso, Markus Stockhausen, lo stesso Enrico Rava e tanti altri musicisti. “Diciamo che non vogliamo essere considerati come i semplici organizzatori di un festival – continua Laganà – e la presenza in questa ultima iniziativa del sindaco di Riace Mimmo Lucano da esattamente il senso del nostro impegno. Un festival che poi si dispiega anche in altri progetti come quello portato avanti nelle scuole per far conoscere anche ai ragazzini la storia di un bambino scalzo e la sua tromba, cioè Luis Armstrong”. Dire che in tutti questi anni sono stati ospiti di Ecojazz diversi artisti jazz di fama mondiale non è certo una menzogna. “Non saprei da dove cominciare, potrei citare James Carter, Dee Dee Bridgewater, Kenny Wheeler, Paul Motian, Scott Henderson, Brian Auger, Trilok Gurtu, Dave Douglas, Stefano Bollani ed un giovanissimo Francesco Cafiso. Ma sono solo quelli che mi sovvengono in questo momento”. Carattere indomito, quello di Giovanni Laganà. E che lo porterà certamente ancora per tantissimi anni a continuare una sorta di missione condotta con grande spontaneità e passione, abbracciata e condivisa da migliaia di reggini. Persone che continuano a seguirlo, a sostenerlo per il grande amore dimostrato verso il jazz e tutti i suoi significati più profondi.

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