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    De Raho: “Se la città non cambia è destinata a restare nelle fauci del lupo”

    “Operazione storica per le modalità di svolgimento e per il  contesto che è andata ad intaccare” così il comandante provinciale dei Carabinieri Lorenzo Falferi ha definito l’operazione Reghion  che ha scoperchiato un sistema di corruzione e associazionismo criminale all’interno del macchina amministrativa comunale reggina, dove i dirigenti, più che la politica, hanno fatto il bello e  il cattivco tempo sempre a discapito del cittadino che si è spesso trovato a pagare di tasca propria gli intrallazzi che venivano costruiti nelle stanze di dirigenti e funzionari. Solo qualche giorno fa il procuratore di Catanzaro, neo insediato, Nicola Gratteri, aveva tuonato dal palcoscenico di Tabula rasa a Reggio,  contro i quadri della pubblica amministrazione additandoli come il vero problema ancor più della politica. Parole pienamente confermate dall’operazione odierna. “Un meccanismo affaristico criminale che sfruttava cointeressenze nel tessuto sociale, operativo e imprenditoriale a Reggio ma non solo”, continua Falferi in conferenza stampa per illustrare i particolari dell’operazione che ha portato al fermo di 10 persone colpendo direttamente i tanto nominati colletti bianchi, quelli della zona grigia, quelli che riescono con estrema abilità a camuffare l’interesse del singolo con l’interesse pubblico millantando l’esigenza di garantire un vantaggio collettivo. Il procuratore della Repubblica di Reggio, Federico Cafiero De Raho ha subito evidenziato il carattere d’urgenza dell’operazione che ha visto proprio per questo il ricorso ai fermi e non agli arresti. “Si doveva agire ancora una volta in urgenza a causa del rischio di fuga di alcuni degli indagati, ha detto De Raho che ha definito Marcello Cammera come un personaggio della pubblica amministrazione appartenente alla vecchia gestione comunale che voleva mantenere la sua posizione nel settore degli appalti pubblici. “Marcello Cammera solo recentemente è stato spostato al settore  Cultura, precisa il procuratore, “per anni ha ricoperto il ruolo di dirigente dei lavori pubblici e Rup in diversi appalti. Le intercettazioni telefoniche e ambientali dimostrano che era un uomo di Paolo Romeo”. De Raho si sofferma ancora una volta sullo sforzo che lo Stato e i suoi uomini stanno facendo per liberare questo territorio dalla dittatura della ‘ndrangheta ma “se la città non cambia  e non fa chiarezza è destinata a restare nelle fauci del lupo. Ci sono tante persone per bene che sapranno reagire, noi facciamo la nostra parte”.

    Marina Malara