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Protesta migranti San Ferdinando

Protesta migranti conclusa: “No alla guerra. In 7, però, hanno ucciso Sekine”

Aggiornamenti – Si è conclusa la protesta dei migranti che oggi ha creato allarme a San Ferdinando. Gli extracomunitari che hanno manifestato con striscioni e cartelli davanti al Comune sono tornati nella tendopoli dopo aver incontrato il vicequestore vicario di Reggio Calabria, Roberto Pellicone, e il dirigente della Digos, Cosimo Candita ai quali hanno chiesto soldi per il rimpatrio di Sekine Traore e più sicurezza. “In sette hanno ucciso Sekine, non vogliamo la guerra. Non dicono la verità, ma vogliamo più sicurezza”, questo il coro unanime. Tra i migranti in protesta anche il fratello di Sekine che tiene stretto in mano il verbale dell’incontro con le istituzioni mentre torna in tendopoli con i suoi “amici e fratelli”.

Ore 11.36 – Girano incappucciati per le strade di San Ferdinando e mostrano cartelloni rudimentali con scritte del tipo “Italia razzisti”, “Italia mafia”, “Carabinieri assassini”, “Non siamo degli animali, siamo delle persone”. I migranti in protesta nella Piana, circa 400, non accettano la morte di un altro extracomunitario Sekine Traore, ucciso ieri da un carabiniere dopo un’aggressione. Per la Procura, che ha aperto un’indagine per capire cosa è successo ed ha iscritto nel registro degli indagati il carabiniere, si è trattato di legittima difesa “ma l’atto era dovuto”. Il carabiniere avrebbe, dunque, sparato per difendersi dall’aggressione di Traore finito ucciso. Loro, però, “gli amici” non credono a questa versione.

“Era anche malato – raccontano alcuni dei migranti alla protesta – ogni giorno giocava con noi e non beveva niente, neanche un goccio di vino. Ieri stava giocando con i suoi amici aveva un coltello e stava giocando con la gente che ha chiamato i carabinieri per fare l’assicurazione. I carabinieri sono stati chiamati perché vogliamo la sicurezza. Ma che sicurezza è? Sette carabinieri contro una sola persona. Come mai sette carabinieri hanno ucciso una persona?”.

Intanto le forze dell’ordine sono costrette a presidiare la protesta in borghese per evitare che la situazione, già infuocata, diventi pericolosa anche perché appena i migranti hanno visto i militari hanno iniziato a lanciare pietre. Gli uffici del Comune sono stati chiusi per sicurezza.

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