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L’arte di Pino Caminiti, “objettrouvè” che scavano nell’anima

Materiali, poveri e trovati come latta, corda, legno, raffia, e la tecnica del puro assemblaggio per rappresentare i contenuti – animali, miti, ecc.. – sono gli elementi tipici e ricorrenti che caratterizzano il lavoro artistico di Pino Caminiti autore di opere “objettrouvè”,  che l’11 giugno verranno esposte a Palazzo Campanella. Una mostra di 40 composizioni originalissime che si ispirano al movimento artistico contemporaneo del  “ready made”, il cui più autentico interprete resta in Italia, a quasi cinquant’anni dalla sua prematura scomparsa, il pugliese Pino Pascali.

Pino Caminiti, 60 anni, reggino, oggi si dedica con passione all’arte, pur non essendosene mai occupato specificamente in passato. La sua più grande passione è stata infatti la politica, a cui ha dedicato molti anni della sua vita. Interrompe l’impegno politico improvvisamente, per un profondo dissenso con le scelte del suo Partito. Questo abbandono, particolarmente sofferto, produce un cambiamento radicale di vita.  Lascia la città di Reggio  e sceglie di vivere in una casa isolata sul mare, a Saline joniche, con i suoi cani e la sua compagna. Sono anni difficili, trascorsi a ricercare un nuovo equilibrio. E’ in questo contesto di rielaborazione che nasce, per caso, la sua prima “composizione”, il cui effetto, estetico, ma soprattutto emotivo, lo spinge a continuare. Dalla lampada, ricavata da una grossa radice e realizzata per illuminare in casa un angolo buio, alle sculture, quindi ai pannelli con bassorilievi. In poco tempo, cinque, dieci, venti produzioni, tirate d’un fiato una dopo l’altra, senza un chiaro progetto, in un linguaggio non pensato  e non preventivamente ispirato ad alcun modello di riferimento. Si tratta di manufatti creati con immediatezza ed istinto, senza alcuna mediazione, con la velocità dello schizzo. Manca qualsiasi correzione in corso d’opera o intervento di successiva rifinitura. Voluta è l’imperfezione dell’assemblaggio, la sua approssimazione. Prevale su tutto l’effetto d’assieme, l’impatto scenico, l’elemento emotivo ed evocativo. E c’è ovviamente un filo rosso: Il mare. Da lui provengono le cose trovate, è un buco nero dentro il quale albergano figure primordiali, creature mostruose, abissali, mitologiche, fiabesche. Dentro di lui prendono forma paure, angosce,inquietudini. Sfuggono a questa tinta pochi componimenti, lasciati liberi forse per il bisogno di trovare momenti di sdrammatizzazione necessari a riprendere fiato.

Intervista all’autore, dalla politica all’arte senza rimpianti

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