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Ambulatorio di medicina Pellaro

Sanità – A Pellaro l’Ace dice con orgoglio no a criteri economici e aziendali

“Siamo orgogliosi di avere a Pellaro una struttura sanitaria unica in Italia nel suo genere”. Oppure: “Potrei andare a fare l’ecografia a pagamento ma preferisco andare a Pellaro, all’ambulatorio Ace, non solo per la presenza di ottimi professionisti ma per la possibilità di partecipare a questa impresa donando gli stessi soldi che avrei dovuto pagare in un qualsiasi ambulatorio diagnostico”. Sono solo alcune delle tante considerazioni e riflessioni di cittadini, insieme a centinaia di messaggi e lettere di incoraggiamento, che frequentano l’ambulatorio di Medicina Solidale situato a Pellaro. E se qualche donna anziana dedica al futuro dell’Ace, affinché sia sempre più luminoso, parte della recita del rosario serale, qualche altra, nonostante la perdita del proprio congiunto, manda mille benedizioni a chi le è stato accanto in maniera fattiva e gratuita in momenti di grande difficoltà ed angoscia. “Sono le soddisfazioni più belle – dice orgoglioso Lino Caserta, direttore del Centro – al di là del clamore mediatico di questi ultimi tempi. Sono le vere soddisfazioni, quelle che ti accompagnano e ti incoraggiano a proseguire ed affrontare i momenti di difficoltà, sapendo comunque che alle spalle hai la forza ed il bene di tanta gente che ti sta dietro”. Diciamolo chiaramente: l’iniziativa messa su da tanti medici e volontari è veramente rivoluzionaria e, soprattutto, dà fastidio a più d’uno. Per un motivo molto semplice: l’ambulatorio di medicina solidale è l’esempio di come sia possibile fare sanità a costi ridotti senza penalizzare la qualità, senza sprechi e con un rapporto medico – paziente basato sull’empatia. Un’iniziativa che va incontro soprattutto alle classi sociali più deboli, a chi non si può permettere 80, 100 cento euro di ticket, se tutto va bene. Si tratta, quindi, di un sistema di welfare in cui tutti partecipano, danno qualcosa secondo le proprie disponibilità economiche. E se qualcuno non ha soldi poco importa: anche per lui ci sarà la possibilità di fare gli esami diagnostici richiesti dal proprio medico, di poter effettuare una visita specialistica senza poi passare necessariamente dalla segretaria di turno per pagare cifre spesso impossibili. Ma il modello sanitario dell’Ace, che si contrappone a quello fondato esclusivamente su criteri economico – aziendali, basa la sua attività su un concetto molto semplice, quello della prevenzione. “I modelli di gestione delle risorse fondati esclusivamente su criteri economicisti/aziendalisti – si legge nella premessa della proposta progettuale della Cittadella della Salute – non si sono rilevati del tutto sufficienti ad arginare questa deriva se è vero che gli impegni di spesa registrano una crescita che, seppur rallentata negli ultimi anni, continua a risultare difficilmente sostenibile tanto da rendere incerta la disponibilità, per le future generazioni, di un sistema pubblico. Peraltro – si legge ancora – in un’epoca caratterizzata dalla continua espansione della patologia cronico-degenerativa espressione di ‘impropri stili di vita’ e da un significativo allungamento dell’aspettativa di vita appare urgente l’adozione di un ‘nuovo paradigma sanitario’ incentrato sulla salvaguardia della salute piuttosto che sull’assistenza all’infermità. L’adozione di politiche di prevenzione, come dimostrato da esperienze condotte in altri sistemi, è in grado di determinare una significativa riduzione dei costi umani ed economici connessi agli impegni diagnostici, terapeutici ed assistenziali indotti dalle patologie. Questi programmi prevedono, a livello generale, il controllo e l’abbattimento dei determinanti economici, sociali ed ambientali delle malattie e, a livello individuale, l’adozione di stili di vita più salutari.
In questa “azione innovatrice” – si sottolinea in premessa – ritorna ad assumere centralità la ricerca epidemiologica a cui spetta il compito di acquisire quelle conoscenze che dovranno ispirare, presso le istituzioni politico-amministrative, la progettazione di appropriati e stabili programmi di prevenzione e, nell’impegno clinico, la diffusione di ‘pratiche di condivisione’ caratterizzate dall’attivo coinvolgimento dei cittadini nell’acquisizione di quelle capacità critiche fondamentali per l’adozione di comportamenti più responsabili nei confronti del proprio stato di salute”. Infine, sempre nell’ottica di rendere stabilmente sostenibile ed efficace il sistema di welfare, “bisogna poter verificare un nuovo modello di reperimento, distribuzione e gestione delle risorse che ‘alleggerisca’ l’impegno pubblico, non solo in termini finanziari, coinvolgendo altri attori del sociale in un’azione responsabile di salvaguardia e governo dell’interesse generale”.

Domenico Grillone

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