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    Ex assessore indagato – Trematerra, la ‘Fungaia’, l’assunzione di Gencarelli e quelle ‘strane’ agevolazioni

    di Clara Varano – La politica calabrese sempre più al centro di indagini legate alla criminalità organizzata. Condicio sine qua non, parrebbe quella di essere un politico, con ruoli apicali nell’ambito dell’amministrazione e poteri direttivi. Perfetto identikit di un assessore. A finire nei guai, indagato, ma non arrestato, anche se per il mancato arresto la Dda di Catanzaro ha avanzato ricorso, l’ex assessore all’agricoltura, Giunta Scopelliti, Michele Trematerra, accusato, nell’ambito dell’operazione “Acheruntia” dei carabinieri di Cosenza, di concorso esterno in associazione mafiosa. Trematerra, secondo la Procura catanzarese avrebbe, nella sua veste di assessore regionale, agevolato la cosca Lanzino-Ruà, favorendo la società “La Fungaia” di Salvatore Gencarelli, ritenuto uno degli uomini di riferimento della cosca. Nello specifico, secondo quanto si legge nell’ordinanza, l’ex assessore avrebbe fatto assumere dalla Regione, negli uffici del suo assessorato, Angelo Gencarelli, destinando la moglie di quest’ultimo ad altre mansioni, sempre in seno all’amministrazione regionale. Avrebbe, inoltre, fatto pressioni su Ferdinando Bafaro, responsabile amministrativo del suo ufficio perché questi, nonostante avesse ravvisato la totale assenza di Gencarelli sul posto di lavoro, non lo licenziasse. C’è poi, sempre secondo quanto si evince in ordinanza, la parte relativa alla “Fungaia”. Trematerra, infatti, si sarebbe attivato per far conseguire all’impresa boschiva, tramite Francesco Tarsia, Italo Antonucci e Antonio Maria Maletta, tecnici dell’Afor Calabria, l’autorizzazione allo sfruttamento di aree boschive ricadenti nella sfera di competenza dell’assessorato all’Agricoltura, a Rose e Acri, in provincia di Cosenza. Si sarebbe, poi, anche interessato per evitare che la “Fungaia”, fosse sospesa, a causa di una sanzione amministrativa per taglio abusivo, per un anno dall’albo regionale della imprese boschive.
    C’è anche la presunta promessa, fatta in fase di propaganda elettorale, nel 2010, quando Trematerra era candidato a consigliere regionale, e dunque l’ipotesi di voto di scambio, di agevolare la cosca Lanzino-Ruà una volta eletto, cosa che poi, secondo gli investigatori sarebbe avvenuto concretamente.

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