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    Un vigile urbano rompe il silenzio: ‘So chi ha ucciso Francesca Bellocco’

    di Stefano Perri – Il rimorso probabilmente lo teneva sveglio di notte. Un tarlo che girava nella sua testa. Quelle urla dalla casa dei vicini, dove abitavano alcuni tra i più potenti affiliati al clan Bellocco. Quel grido implorante ”perdunami”, uscito dalle labbra di Francesca Bellocco, un attimo prima di essere uccisa dal figlio 22enne Francesco Barone, che per compiere quel delitto d’onore aveva convocato ben tre sicari.
    Il vicino di casa, un vigile urbano, aveva sentito sentito tutto. E subito dopo aveva capito. All’alba del 18 agosto un commando di tre uomini incappucciati che arriva su un’auto scura ed entra nell’abitazione dei Bellocco. Poi le urla della donna. Ed infine il figlio che esce dal garage a bordo di una Panda, sulla quale, probabilmente, era occultato il corpo esanime della madre.
    Un quadro ”chiarissimo” lo definisce il Procuratore Capo di Reggio Calabria Cafiero de Raho. La dinamica degli eventi lascia poco spazio ad interpretazioni. Il testimone che ha consentito la chiusura delle indagini deve averla sognata decine di volte. Fino a quando, dopo una serie di rassicurazioni ricevute dagli inquirenti, non ha deciso di raccontare tutto.
    Un vigile urbano. Un padre di famiglia, lontano dagli ambienti della criminalità. La sua testimonianza è stata la chiave di volta che ha portato oggi all’arresto del giovane Francesco Barone, acciuffato agli imbarchi dell’aeroporto di Lamezia, ed accusato dell’omicidio della madre Francesca Bellocco. La donna aveva commesso uno sgarro che, secondo l’arcaico codice ‘ndranghetista,  andava lavato con il suo sangue: aveva tradito il marito, tenendo una relazione con Domenico Cacciola, altro boss di ‘ndrangheta ed esponente di rilievo dell’omonima cosca.
    Il 18 agosto del 2013 il vigile urbano aveva sentito le sue urla. Poi il silenzio. Per lunghi mesi il vigile pensa di raccontare tutto ai carabinieri. Vuole parlare, ma i familiari cercano di convincerlo a tacere. Troppa la paura di una vendetta spietata. A Rosarno, e non solo, tutti sanno che i Bellocco sono gente che non perdona.
    Da qui il gran travaglio, i dissidi in famiglia, e poi la scelta, sofferta, che lo ha portato a stravolgere la sua vita. Adesso si trova in una località protetta insieme alla moglie e alle figlie. A Rosarno, loro, non possono tornarci più, hanno chiuso con la Calabria.
    Gli inquirenti parlano di ”scelta di grande coraggio”, di ”alto senso civico”, da parte di ”un uomo che ha preferito denunciare e andare via piuttosto che restare e tacere”.
    E’ così difficile rompere il muro di omertà che circonda le storie della ‘ndrangheta. ”L’uomo ha dovuto confrontarsi con un contesto difficile – spiegano gli inquirenti – anche con le resistenze della famiglia. Un dramma umano superato solamente grazie al profondo senso di giustizia che lo animava. Una scelta sofferta. Ha messo in gioco tutto per rispondere alla chiamata della giustizia”.