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    Arresto Torcasio omicidio Giuseppe Torcasio

    Vendetta personale: ‘L’ho ucciso perché me lo ha chiesto Pasquale’

    di Clara Varano – Aveva ucciso il fratello e doveva pagare. Alla base dell’omicidio di Giuseppe Torcasio, avvenuto il 22 ottobre del 2003, infatti, secondo quanto ricostruito dalla Dda di Catanzaro ci sarebbe proprio la vendetta per la morte di Antonio Torcasio. Una storia che risale al 1994, quando Antonio fu ucciso, per motivi non legati alla criminalità organizzata, da Giuseppe Torcasio detto “U Ciucciaru”. Per quel reato Giuseppe Torcasio fu arrestato subito, ma la sua infermità mentale, anche i collaboratori di giustizia lo definiscono “mezzu pacciu”, gli consentirà di uscire dopo pochi anni. Una pena che ai fratelli di Antonio non bastava. Lui, Giuseppe Torcasio, doveva essere ucciso e pagare col sangue il crimine commesso. Per questo, Pasqualino Torcasio, arrestato oggi, perché ritenuto il mandante dell’omicidio, chiese ad un cugino, Angelo Torcasio, di vendicare la sua famiglia. E così fu.
    A sconcertare, nel 2003, furono le modalità con cui fu commesso l’omicidio. Giuseppe Torcasio, così come si vede nel video (Guarda Video dell’omicidio), fu ucciso in pieno giorno nel parcheggio di un supermercato. Aveva deciso di aspettare in macchina la moglie e la figlia che stavano sbrigando delle commissioni. Il killer lo ha freddato con 6 colpi d’arma da fuoco colpendolo in testa, al torace e in altre zone vitali. Giuseppe Torcasio morirà durante il trasporto in ospedale.
    Prima d’arrivare all’omicidio però, Pasqualino Torcasio, aveva studiato per mesi tutti gli spostamenti del Ciucciaro, ed aveva, secondo la Dda, acquistato il mezzo, una moto Majestic 250, con cui il killer doveva agire.
    L’omicido di Giuseppe, dunque, non matura in ambienti criminali e non avviene per motivi legati alla guerra tra cosche. Per Pasqualino Torcasio, però c’è l’aggravante della premeditazione e quella dell’aver commissionato il delitto con il metodo mafioso. Per questo l’intervento della Dda.
    A raccontare tutto e ad aiutare ad incastrare Pasqualino Torcasio, l’autore stesso del delitto, Angelo Torcasio, che dal 2011 collabora con la Procura per far luce su numerosi delitti avvenuti sul territorio lametino proprio nel periodo della faida. All’inizio non racconta la verità. Mente sull’omicidio di Giuseppe, mente, come chiarirà in seguito, per proteggere i familiari che dopo la morte dei suoi familiari gli avevano fatto “da padre e da fratello”.

    La collaborazione dell’“Angeluzzo”

    Angelo Torcasio, detto “Porchett”, ma anche “Angeluzzo” è un collaboratore particolare. Dopo l’omicidio del fratello Antonio Torcasio, affiliato alla cosca “Cerra-Gualtieri-Torcasio” inizia a lavorare per il clan avverso, i Giampà, perché Giuseppe Giampà, il boss, figlio del “Professore”, lo informa che ad uccidere il fratello sono stati proprio i sodali dei Torcasio. Per questo motivo e anche per salvarsi la pelle, Angelo passa nelle schiere dei Giampà. È un collaboratore prezioso, perché fino al 2004 è interno al clan Torcasio e dopo a quello dei Giampà, conosce, dunque, fatti afferenti ad entrambe le famiglie. Il suo ingresso nella famiglia Giampà, per quanto non consacrata attraverso i riti sacramentali, viene ufficializzato durante il battesimo della figlia di Giuseppe Giampà, la prima nipote di Francesco, “Il professore”. Angelo è il suo padrino. Da quel momento entra a far parte della “famiglia” ed esegue e partecipa, per conto del clan, a numerosi omicidi.