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Arrestati in flagranza di reato due spacciatori di eroina a Catanzaro

Overdose da eroina: i ”venditori di morte” e quel tunnel senza uscita..

di Stefano Perri – ”Overdose da oppiacei”. Troppa eroina in circolo, il cuore si è fermato. Quando gli operatori riescono ad aprire la porta per Mario Negro non c’è più nulla da fare. Stroncato da un’overdose in un bagno della piccola comunità di Pellaro dove avrebbe dovuto disintossicarsi dalla droga. Il suo corpo esanime viene ritrovato alle 22.45 del 25 aprile 2010. Il giorno della Liberazione. Sul cadavere i sanitari rinvengono una siringa, ancora in vena. Tra le mani un cucchiaino e un accendino. Segni inequivocabili che a causare la morte del 52enne originario di Torino, da tempo residente nella comunità di Pellaro, era stata quell’ultima dose letale procuratasi dalle mani dei ”venditori di morte”.

Un tragico epilogo, uno dei tanti, purtroppo. Un destino comune a migliaia di tossicodipendenti morti dall’inizio degli anni settanta ad oggi. Un vortice autodistruttivo che negli ultimi vent’anni sembrava essersi in qualche modo placato. E che ora, come confermano le parole del Questore di Reggio Calabria Guido Longo, al termine dell’operazione che ha sgominato la rete di spacciatori operanti a Melito Porto Salvo, sembra essere di nuovo un fenomeno di massa.
Anche in Calabria l’eroina è tornata a circolare, tanto. ”E continua ad uccidere” riferisce il Questore. Lo attestano le risultanze investigative, lo conferma l’interesse da parte della ‘ndrangheta alla vendita, in Calabria così come nel resto d’Italia fino agli Stati Uniti, di quintali e quintali di oppiacei provenienti dai paesi del Medio Oriente. Acquistata dai clan dello ionio reggino direttamente dai signori del fondamentalismo islamico, in contesti di guerra come l’Afghanistan o l’Iraq. Cartelli imprenditoriali senza scrupoli, che attraverso i proventi del narcotraffico foraggiano e finanziano le organizzazioni terroristiche. L’eroina è tornata ad essere un business in occidente. Forse non ha mai smesso di esserlo. Un giro d’affari che miete ogni anno centinaia di vittime.

Ma la morte di Mario Negro nella piccola comunità per tossicodipendenti di Pellaro non è una morte come le altre. A differenza di tanti altri decessi classificati come ”overdose da oppiacei”, la sua morte non rimarrà impunita. L’operazione della Squadra Mobile di Reggio Calabria riesce a fare luce sui ”venditori di morte” che lo hanno gettato nel tunnel della tossicodipendenza dal quale Negro non uscirà più. Per quel decesso da overdose adesso l’albanese Amarildo Canaj e Rocco Mandalari dovranno rispondere di fronte giudice dell’accusa di ”morte come conseguenza di altro delitto”. Un capo d’accusa insolito che però è servito agli inquirenti ad inchiodare i due uomini accusati anche di detenzione e spaccio di stupefacenti.

La condanna a morte di Mario

La condanna a morte di Mario Negro risale a quasi un mese prima di quel tragico 25 aprile 2010. E’ l’albanese Amarildo Canaj a contattarlo per telefono. Negro e Canaj si conoscono da tempo. Il nome di Mario Negro è sulla rubrica degli spacciatori di Melito ormai da quasi un anno. ”Che fai non vieni verso qua Mario?” dice la voce al telefono. E’ iI 27 marzo e Negro in quei giorni si trova a Bologna. Dapprima si spaventa, poi capisce l’intento dell’uomo e si tranquillizza. ”Penso che vengo. Qualche volta vengo sicuro”.

Quello di Canaj è un invito, neanche troppo velato, a tornare giù a Melito Porto Salvo. Secondo gli inquirenti lo spacciatore mira a riallacciare i rapporti con quello che considera probabilmente un buon cliente. Ma non basta ancora. Due giorni dopo il cellulare di Negro torna a squillare. Da Melito sono ancora Canaj e Mandalari a chiamarlo. ”Quando scendi qua?” chiede Mandalari. ”Non prima di venti giorni”.

Il 16 aprile l’albanese Canaj contatta nuovamente Mario Negro. ”Sono a Reggio – risponde l’uomo – volevo vedermi con te io per quel fatto”. ”Vieni qua” lo invita l’albanese. E lui ”andiamo a sciare e tutte le cose..”. Non c’è alcun dubbio. L’uomo è già caduto nella rete. Sciare, nel linguaggio criptico utilizzato dagli interlocutori, vuol dire una cosa ben precisa. Ed in effetti, ”a sciare”, Negro ci va. Dopo svariate telefonate il primo incontro avviene sera del 17 aprile. E’ Canaj a recarsi a casa di Negro per consegnare lo stupefacente.

Pochi giorni più tardi, il 23 aprile, i due si sentono nuovamente. ”Vedi che domani sera o sabato o domenica mattina ti chiamo” annuncia Negro. ”Qua siamo compare Mario – risponde Canaj – che ti hanno detto per la mano?”. Negro deve subire un’operazione programmata per il 26 aprile. ”Mi operano lunedì – risponde l’uomo – prima che mi operano mi devo bombardare”.

Passano pochi minuti e Negro richiama l’albanese cercando di accelerare l’ordine, chiedendo di vedersi quella sera stessa. L’incontro però salta perché Negro si fa scappare qualche parola al telefono: ”di meno con 50 euro un po’ e un po”. Vuole uno sconto per un quantitativo diviso in due dosi. Circostanza che però innervosisce Canaj che spegne il telefono temendo di essere intercettato.

Il giorno dopo, il 24 mattina, Negro lo richiama chiedendogli una consegna a domicilio, direttamente alla comunità di Pellaro dove risiede. Canaj rifiuta, con la scusa di non avere abbastanza carburante in macchina. E i due decidono di vedersi l’indomani alla festa di Melito. Ed in effetti il 25 aprile intorno alle 18:30 Mario Negro è a Melito sulla Fiat Punto di Canaj. Gli inquirenti li osservano appostati poco lontano. Con loro c’è anche Rocco Mandalari.

Dopo i convenevoli ed un accenno all’operazione alla mano che Negro avrebbe dovuto subire l’indomani, il discorso punta dritto sulla consegna dell’eroina. Poco dopo Canaj e Mandalari invitano Negro a scendere dalla macchina. I due si dirigono al sottopasso di via Aspromonte, uno dei luoghi utilizzati per nascondere gli stupefacenti. Tre minuti più tardi sono di nuovo sul posto per consegnare a Negro il pacchetto con quella che sarà la sua ultima dose. ”La fuori è” dice Canaj. ”A posto, te ne puoi andare” risponde Negro. Le chiacchiere scemano, l’uomo adesso sembra avere fretta. Trenta minuti più tardi è già di ritorno alla comunità di Pellaro. Da lì a qualche ora verrà ritrovato morto in bagno con la siringa ancora in vena. I sanitari entrano, arrivano i carabinieri della stazione di Pellaro che accertano il decesso. ”Overdose da oppiacei”. I fari sulla vita di Mario Negro sono spenti per sempre.

La notizia si diffonde. La sera del giorno successivo Canaj e Mandalari sono di nuovo in macchina insieme. Parlano della morte di Mario. Cercano di dissimulare, forse temono di essere intercettati. Ma la conversazione mette i brividi. ”Era bravo” dice uno.  ”Non è che dici – gli risponde il compare – quando lo potevamo aiutare, lo abbiamo aiutato”. E poi, subito, a parlare di affari. ”Domani.. domani ce la facciamo una passeggiata a Reggio?”

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