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    La musica e la Calabria piangono Mimmo Martino, custode della cultura popolare regionale

    di Domenico Grillone – Aspettava quasi con ansia il suo prossimo debutto nello spettacolo “1861 – La Brutale Verità”, per la regia di Michele Carilli e Lorenzo Pratico’. Un’ennesima sfida che avrebbe dovuto vederlo l’otto febbraio prossimo nella chiesa di Santa Maria della Neve di Riparo, frazione a 5 chilometri dal centro della città, impegnato assieme a Mario Lo Cascio per la parte musicale di un opera che vuole accendere una luce sul lato oscuro dell’Unità d’Italia e sul fenomeno del brigantaggio. Ed invece Mimmo Martino, storico fondatore e leader del gruppo musicale “Mattanza”, non ce l’ha fatta: colto, da malore stamattina nella sua abitazione, il suo cuore ha cessato di battere, probabilmente colpito da un infarto, nelle prime ore del giorno. E non è retorica affermare che la Calabria perde uno dei suoi figli più cari, un artista capace di ripescare dal fondo della memoria storica della cultura popolare calabrese autentiche chicche per poi rivestirle di un abito musicale decisamente elegante, pieno di pathos, ricco di svariati elementi sonori. Ed in tutto questo la sua missione era quella di rivalutare i testi, quasi a rivendicare il giusto valore e rispetto per una cultura, quella popolare calabrese, troppo spesso dimenticata o relegata in un angolo o, peggio ancora, immolata sull’altare di modelli culturali globalizzati e quindi tristemente appiattiti, spesso sul nulla. E la sua arte colta, la sua capacità di armonizzare testi di autentica bellezza con un sound raffinato, ricco di magiche atmosfere le dimostrò tutte nel giugno scorso. Quando emozionato, seduto accanto alla soprintendente Simonetta Bonomi nel salone del Museo archeologico, presentava Il dvd documentario dal titolo “I Bronzi di Riace – Ipotesi sul passato e tecnologie per il futuro”, con la colonna sonora firmata da lui e dal suo gruppo. Un dvd documentario che rappresenta un biglietto da visita d’eccellenza per la città e per i Bronzi. Perché si tratta di una versione aggiornata ed arricchita delle più recenti conoscenze dei due capolavori fino ai restauri, uno dei punti più qualificanti dell’intero documentario della durata di 20 minuti. E tutto questo per Mimmo Martino ha rappresentato la realizzazione di un sogno: quello di nobilitare la sua costante ricerca su antichi testi della cultura popolare inserendoli nella magnifica soundtrack della storia dei Bronzi. La presentazione dal vivo della colonna sonora, avvenuta all’interno del Museo, nella magnifica terrazza del secondo piano pochi giorni dopo la conferenza stampa di presentazione, fu un grosso successo. Una sorta di riconoscimento ufficiale a Mimmo Martino ed ai Mattanza, scelti per il loro bagaglio musico-culturale di tutto rispetto, per la meticolosa opera di ricerca e recupero delle tradizioni musicali calabresi e per i brani di assoluto valore che, nel corso del tempo, hanno fruttato al gruppo numerosi riconoscimenti anche oltre i confini prettamente territoriali. Alla fine del concerto, stremato, ebbe la forza di sedersi accanto al cronista per raccontare l’ultimo lavoro. Schivo e riservato, Mimmo partì dal fatto che il pericolo stava nell’imbarbarimento della cultura e perfino della tarantella per la quale “la gente si ferma sempre al solito refrain, senza badare invece al contenuto, alle storie, alle parole dette”. Era stanco si, ma felice per aver raggiunto un obiettivo importante della sua vita. Appreso della sua scomparsa, aveva sessant’anni, molti amici preferiscono ricordarlo in quei momenti, in quella serata, in quell’ora e mezza circa di concerto in cui Mimmo svelò tutta la sua anima, la sua ricchezza, il suo talento e la sua capacità. “Nesci suli”, o le tante altre perle musicali da lui composte, continueranno sicuramente a vivere.