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Reggio: nuove iniziative di Libera contro il gioco d’azzardo

di Domenico Grillone – L’Ordinanza esiste, ma dovrebbe essere applicata con rigore. E per la serie “business is business”, alla faccia dell’etica e della salute psico-fisica dei cittadini, è stata pure impugnata da uno degli esercenti cittadini e mercoledì prossimo la sospensiva verrà discussa dinnanzi al Tar. Si tratta, in particolare, dell’ordinanza commissariale n. 53 del 12 settembre in materia di disciplina degli orari delle sale giochi e slot che fissa per la città un orario che va dalle ore 10 alle 22.  “Siamo preoccupati – esordisce Francesco Spanò, coordinatore cittadino di ‘Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie’ nel corso della conferenza stampa tenutasi nei locali dell’associazione – perché vorremmo una corretta applicazione dell’Ordinanza e soprattutto che non si facessero passi indietro. L’Ordinanza verrà discussa tra pochi giorni davanti al Tar e ci appelliamo all’opinione pubblica affinché faccia sentire la sua voce. La città vuole che questa Ordinanza, nata peraltro dalla delibera d’indirizzo e dopo l’assemblea pubblica promossa da Libera nel gennaio scorso, continui ad avere vigore perché è ritenuta legittima. Noi la riteniamo necessaria non soltanto per contrastare le ludopatie ma per mettere un freno ad uno dei business della criminalità organizzata”. C’è da dire che i ricorsi da parte degli esercenti di sale slot si moltiplicano in tutt’Italia: Genova, Milano, Pavia, Ravenna, Napoli, ecc. Ma per Spanò le Ordinanze rappresentano soprattutto una seria presa di posizione di una comunità rispetto ad un fenomeno. Per questo motivo è già partita una lettera indirizzata a tutte le istituzioni (Questore, comandante provinciale dei Carabinieri, guardia di Finanza, Polizia municipale e per conoscenza al Prefetto e al sindaco Falcomatà) per chiedere che la stessa venga fatta rispettare, magari attraverso dei controlli interforze e con un piano sistematico. “Dalle segnalazioni che ci giungono risulta che l’Ordinanza in città viene rispettata a macchia di leopardo. Ed è facile constatarlo per chiunque. Noi chiediamo maggiore rigore e siamo disponibili ad incanalare le segnalazioni verso le forze dell’Ordine. Ma senza un piano di controllo la nostra vigilanza di cittadinanza attiva potrà fare ben poco”. All’iniziativa, oltre la rete di Libera, aderisce l’Economia di Comunione (EdC), fondata da Chiara Lubich nel maggio 1991 a San Paolo, Reggio non Tace, Microdanisma. “Riteniamo che l’Ordinanza sia pienamente legittima – ribadisce Francesco Spanò ricordando i pareri e le decisioni dei vari Tar italiani e del Consiglio di Stato riguardo proprio ad Ordinanze simili, alcune delle quali con orari ancor più restrittivi rispetto a quella reggina.  “Crediamo che dodici ore di funzionamento delle slot rappresenti un orario sufficiente, tanto che questo limite è stato considerato ragionevole in tutte le città italiane. Siamo fiduciosi che il Tar lo ritenga tale anche per Reggio”. Intanto in un tessuto sociale ed economico cittadino, già stremato dalla crisi, le ludopatie sembrano dilagare. E la ricerca del giugno scorso, a firma del professore Maurizio Fiasco e della Consulta delle Fondazioni antiusura, evidenzia tra l’altro il peso del sommerso criminale nel volume di gioco delle slot machine, molte delle quali eludono i controlli soprattutto fiscali perché staccate. “Nella provincia di Reggio la stima, considerata la differenza percentuale tra il registrato ed il nero, è seconda solo a quella di Napoli ed ammonta al 95,54 per cento. Nella sostanza la ricerca, squisitamente statistica, dice che circa la metà del giocato sia ignoto ai Monopoli di Stato”. Per Amelia Stellino, responsabile di Economia di Comunione per Calabria e Sicilia, dietro alle slot si annida anche tutto il sistema dell’usura. “Tutto questo sta generando una povertà sempre più generalizzata che non ci aiuta a sostenere un cammino per il bene. Oltre alla formazione ed alla informazione, bisognerebbe capire a livello nazionale come poter mettere in atto i sistemi di controlli. Occorre una normativa a livello nazionale perché in questo momento assistiamo solo alla iniziativa delle singole amministrazioni comunali”. Per Nicola Santostefano di Reggio non Tace il paradosso è che chi ha fatto ricorso al Tar ha anche chiesto il risarcimento del danno. “Una chiusura anche temporanea di questi esercizi potrebbe comportare un danno per chi lo esercita. Ed allora volevo sottolineare il coraggio dei commissari, anche se l’Ordinanza reggina è pienamente legittima e in un certo qual modo benevola riguardo gli orari dal momento che in altre città l’orario è ancor più restrittivo”. Maria Angela Ambrogio del Cereso ha invece evidenziato il fatto che l’intervento di recupero non basta. “E’ importante che la società civile si mobiliti per quanto riguarda la vigilanza. Nella nostra struttura offriamo ogni tipo di aiuto ma ci siamo accorti che il fenomeno è aumentato in maniera esponenziale per tutte le fasce di età. Non è un problema che noi come Cereso possiamo affrontare da soli in una struttura chiusa. Sentiamo il bisogno di dare voce al lavoro degli operatori, ancora completamente gratuito. Il sostegno della Caritas è stato fondamentale ma adesso tutta la comunità civile deve essere presente in questa battaglia che rischia di rimanere chiusa nelle case delle persone”.

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