Regionali, Meloni e Alemanno: ”Ferro leader coerente, libera da condizionamenti”

venerdì 21 novembre 2014
20:34

di Domenico Grillone

“Wanda Ferro? Una persona libera da condizionamenti, coerente, sempre dalla stessa parte. Al contrario di tanti politici che sostengono una tesi ed il suo esatto contrario”.
“E Ferro è una persona concreta, che si è già misurata con il governo di questo territorio con ottimi risultati. In una parola, una persona libera dai condizionamenti”. il presidente nazionale di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Giorgia Meloni, si esprime così nel corso dell’incontro svoltosi a Piazza Camagna in occasione della chiusura della campagna elettorale per le elezioni regionali. Ed accanto al candidato Luigi Tuccio e a Gianni Alemanno, già ministro delle politiche agricole e forestali e sindaco di Roma fino al giugno del 2013, la presidente di Fratelli d’Italia non da per scontato il risultato delle regionali. “Non l’hanno già deciso alcuni poteri che hanno un interesse a vendersi qualcuno, ma saranno i calabresi all’interno dei seggi. Ma è chiaro che bisogna volerlo”. Nel criticare i tanti provvedimenti inseriti nella legge di stabilità, considerata dal premier il più grande taglio delle tasse degli ultimi anni, la Meloni si mostra estremamente caustica nei riguardi di Matteo Renzi, da lei considerato “un grande prestigiatore. Confrontando le sue conferenze stampa, quelle di Vanna Marchi erano delle lectio magistralis, e lui potrebbe essere considerato Matteo do Nascimiento”. Per Meloni è indispensabile adesso fissare una norma costituzionale per “un taglio alla spesa pubblica, ai privilegi, sprechi e tutto quel sottobosco che la politica ha prodotto di moltiplicazioni di enti inutili, serviti a piazzare gli amici degli amici”. Nessuno sconto anche sul tema del lavoro e al cosiddetto Job acts, “le proposte di Fratelli d’Italia, decontribuzione per i nuovi assunti, salario minimo a mille euro e costo complessivo per il datore di lavoro di 1250 euro non sono state neanche discusse dall’apposita commissione alla Camera”. Sul porto di Gioia Tauro, “eccellenza assoluta ma completamente abbandonato dalle Ferrovie e dallo Stato italiano – evidenzia Giorgia Meloni – se domani dovesse chiudere il suo posto non verrebbe recuperato da un altro porto italiano ma da qualche altro porto del Mediterraneo, probabilmente egiziano”. Sulla questione dell’immigrazione il presidente di Fratelli d’Italia ribadisce le posizioni del partito. “Chi difende l’idea astrusa del concetto di solidarietà sono quelli che vivono non a Tor Sapienza ma ai Parioli, dove gli unici immigrati che si vedono sono il giardiniere e la colf di chi sostiene questa idea. Perché l’immigrazione incontrollata colpisce le fasce deboli della società, non quelle ricche. Si occupi l’Europa, che ne è competente e responsabile, dei richiedenti asilo e dei rifugiati”. Per Gianni Alemanno la questione del porto di Gioia Tauro è veramente seria. “Accade questo perché la politica nazionale non è riuscita a fare delle semplici operazioni: la prima di chiedere l’autorizzazione a Bruxelles per gli aiuti di Stato per realizzare la zona franca, la seconda è quella di abbassare le tasse per quelle che sono le attività portuali e la terza è quella di fare un piccolo collegamento ferroviario con il porto. Tre operazioni semplici che nessun governo è stato capace di affrontare seriamente con soldi già stanziati”. Prima ancora è intervenuto il candidato Luigi Tuccio, pronto a sottolineare, tra l’altro, il fatto che “stare a destra significa avere il coraggio di metterci la faccia, senza derogare alcun valore della destra storica”. Senza peli sulla lingua anche per quanto riguarda alcune considerazioni sull’antico percorso politico del Popolo della libertà, “imploso per dei personalismi. Ma noi siamo rimasti sotto il nostro stesso simbolo, non lo abbiamo mai messo in discussione e questo vuol dire che non abbiamo mai derogato e tradito i nostri valori, quelli della sovranità nazionale e della tutela della dignità nazionale”.

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