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Intervista esclusiva a Regina Egle Liotta in Catrambone, fondatrice del Moas

di Domenico Grillone –  “Sono reggina, certo. Ma mi reputo cittadina del mondo. E tutti dovrebbero sentirsi tali, senza chiudersi nella stretta visuale del proprio territorio d’appartenenza”. Chi parla è Regina Egle Liotta in Catrambone, la donna assurta suo malgrado alle cronache nazionali, assieme al marito americano di New Orleans ma dalle chiare origini calabresi, Christopher Catrambone, per aver messo su il Moas (Migrant Offshore Aid Station), la prima organizzazione privata per soccorrere i barconi dei migranti nel Mediterraneo. E per fare questo la coppia, residente a Malta dove lavorano nel mondo dell’imprenditoria, ha acquistato in Virginia, negli Stati Uniti, una imbarcazione di 40 metri ribattezzata Phoenix 1 e con il preciso scopo di assistere ed aiutare le autorità pubbliche italiane e maltesi nella ricerca e nel salvataggio delle vite umane. Schiva e riservata, Regina Liotta Catrambone al telefono racconta un po’ la sua storia. A partire da quando lasciò la città sette anni addietro, dopo aver conosciuto nella piazzetta di Scilla proprio Christopher, tornato in Italia per conoscere le proprie origini. Entrambi tornano spesso a Reggio anche perché risiede tutta la famiglia di Regina. Due gli episodi che fecero maturare alla coppia l’idea di aiutare i migranti. La prima fu quando lo scorso anno, durante una crociera nel Mediterraneo, Regina e Christopher notarono un giubbotto in mare, possibile segnale di qualcuno che non ce l’ha fatta. La seconda riguarda la visita di Papa Francesco a Lampedusa. Loro stavano preparandosi ad uscire dal porto con una imbarcazione nel momento in cui il Papa parlava proprio su questo tema. “Tra le altre cose – ricorda Regina – Papa Francesco aveva acquistato delle carte telefoniche per darle in regalo ai migranti per potersi mettere in contatto con le proprie famiglie. E ci colpirono molto le sue parole che spingevano sulla necessità di passare dalla cultura dello scarto ad una cultura dell’incontro. E si può fare questo, senza far finta che il problema non esiste. In effetti stiamo assistendo ad una carneficina in mare, tra Italia e Malta, il Papa continua a fare appelli ma nessuno si muove”. E così nacque il Moas, dotato di un braccio operativo di tutto rispetto: la Phoenix 1, una imbarcazione dotata di personale altamente specializzato e super attrezzata con veri e propri droni che riescono a localizzare in tempi strettissimi i barconi e mostrare in tempo reale i bisogni dei migranti”. “Tutta la mia famiglia è coinvolta in questa iniziativa che sarà operativa a fine mese – precisa Regina – assieme a tante altre persone coinvolte a vario titolo nel progetto. Non c’è nulla di male se il privato aiuta il pubblico, cioè alle forze in mare che chiaramente si trovano in difficoltà, in attesa che l’Europa decida di muoversi. Perché l’Italia non può essere abbandonata, e neppure Malta”. Vuole stare lontana dalla politica, Regina. Ed al telefono lo sottolinea più volte. Lei vorrebbe adesso soltanto cercare di unire le forze, di sensibilizzare altri “businessmen” e a convincerli a fare la loro parte. “Ognuno potrebbe privarsi di qualcosa. Potrebbero fare anche più di quello che io sto facendo. Potremmo unirci per aiutare gente che scappa dalla fame, guerre e adesso carestia. Insomma, le persone che possono aiutare lo facciano”. Loro chiaramente non vogliono sovrapporsi con la loro imbarcazione al lavoro della Marina dei due paesi. Al contrario, una pedina in più che può essere utilizzata dai due Centri di coordinamento, italiano e maltese. “Se c’è qualcosa che vogliono che facciamo, noi siamo sempre pronti. Gli invieremo foto e filmati di quello che vedremo, poi saranno loro a decidere. Intanto sarà possibile valutare i bisogni dei migranti, come l’acqua o cose del genere. Non prenderemo persone a bordo, lo faremo solo se ce lo chiede il Centro di coordinamento o se la gente sta in mare”. Ma sul tema Regina preferisce che sia il  direttore della missione Moas a parlare. Si tratta di Martin Xuereb, 46 anni e fino a pochi mesi addietro, prima di andare in pensione anticipata, capo di Stato Maggiore delle forze armate di Malta. “Si, abbiamo voluto il meglio – aggiunge Regina – è qui con me, te lo passo, lui ti spiegherà”. E Xuereb non si fa pregare e sottolinea il fatto che “la legge marittima impone di dare aiuto ad un barcone che affonda. Ma se non sarà così daremo i primi aiuti e segnaleremo il tutto al Centro di coordinamento di Roma. Noi ci avvicineremo con i gommoni, perché i droni vedono tutto e quindi potremo tamponare l’emergenza, mitigando così le perdite di vita”. Ma per Regina si tratta soprattutto d’altro e con il quale si congeda al telefono. “Adesso è importante sostenere il diritto alla vita”.
Catrambone_Family

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