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    Reggio, Falcomatà: ”La novità la nostra forza. Ma adesso il carro va spinto”

    di Stefano Perri – Dopo la vittoria alle primarie del centrosinistra e la sbronza notturna all’interno della sua sede elettorale, Giuseppe Falcomatà ritorna nei suoi consueti panni per analizzare il dato elettorale e suonare la carica in vista delle prossime comunali. ”La novità la nostra forza” ci spiega il candidato vincitore delle primarie. ”E adesso non temo chi sale sul carro del vincitore, abbiamo bisogno di tutti. Però il carro va spinto, altrimenti rimane fermo”.

    Ti aspettavi questo risultato ? 

    Tempo fa, proprio in un’intervista a Strill.it, parlai della necessità di far uscire queste primarie dal recinto degli addetti ai lavori e farle diventare un patrimonio. Mi pare che oltre 16mila cittadini e le lunghe code ai seggi indichino che questo risultato sia stato raggiunto.

    Questa enorme partecipazione tu come la leggi? Impegno forte dei candidati o voto spontaneo e d’opinione?

    Sicuramente la partecipazione organizzata c’è. E’ difficile che qualcuno partecipi alle primarie in maniera sprovveduta, senza avere un minimo di organizzazione. Naturalmente più è alto il numero dei partecipanti, più aumenta il voto di opinione. Su 16mila partecipanti secondo me c’è stato anche un grosso voto di opinione e questo per noi è fondamentale visto che da subito abbiamo voluto riempire queste primarie del ”cosa” e non del ”chi”, invitando i cittadini ad informarsi attraverso i dibattiti pubblici e ad esercitare questo strumento straordinario di democrazia che sono le primarie, scegliendo per la prima volta il candidato sindaco. E direi anche che questo risultato è stato raggiunto.

    E adesso da dove si comincia? 

    Si parte da dove si è iniziato. Quando assieme ad un gruppo storico di amici abbiamo deciso di intraprendere questa sfida abbiamo deciso di partire proprio dai quartieri, dalle periferie, per ricostruire un rapporto sentimentale con la città, puntando a entusiasmare i cittadini, ad infondere fiducia, e ridare la speranza che esiste una Reggio diversa nella quale credere. E poi chiunque oggi voglia avviarsi ad essere classe dirigente deve conoscere il territorio. E non possiamo che ripartire da li.

    In questa campagna elettorale ti abbiamo osservato circondato da tantissime facce nuove alla politica, soprattutto giovani, fuori dai percorsi politici e associativi consueti.

    E’ stata proprio questa la nostra forza. All’inizio qualcuno ci aveva apostrofato come una banda di ragazzini sprovveduti, sostenuti da nostalgici dell’esperienza amministrativa della giunta Falcomatà. Noi abbiamo dimostrato tutt’altro. La passione, la voglia di svoltare, la possibilità di cambiare, l’impegno in prima persona, perché ci si crede, per un senso di affetto e di concreta convinzione ti danno motivazioni nettamente superiori a qualsiasi altro tipo di partecipazione. Il fatto che tanti di noi fossero nuovi anche alla tensione della campagna elettorale per noi è stata una vera forza. Anche oggi in Federazione c’erano tante persone nuove, significa che qualcosa si è smosso.

    C’è anche un po’ la tendenza a salire sul carro del vincitore. E’ una cosa molto comune in politica. Tu la temi o ti fa piacere? 

    Noi al momento abbiamo bisogno di tutte le energie per arrivare a Palazzo San Giorgio. Sul carro del vincitore non ci si deve salire, il carro va spinto adesso. E va spinto in una direzione comune. Le primarie sono finite, adesso l’unica maglietta che dobbiamo indossare è quella della città. Non di un candidato o di un altro. Tutti a spingere quindi, altrimenti il carro rimane fermo.

    Ultima cosa, forse scontata. Quando hai vinto hai pensato a tuo padre? 

    E’ stata una grande emozione. E’ chiaro che ci sono delle motivazioni non solo di passione ma anche di razionalità che ti spingono ad affrontare determinate sfide con un grande punto interrogativo davanti. E’ normale che il pensiero vada lì, ma non come risposta a qualcuno ma per alimentare un fuoco sacro che arde dentro e che si cerca di trasmettere a tutte le persone che ci sono vicine.

    Il tuo cognome adesso pesa di più o ti rende più orgoglioso? 

    Sicuramente più orgoglioso. Ma non è solo il cognome. C’è la grande responsabilità di non tradire la fiducia di tutte le persone che ci hanno confermato la volontà di cambiare. Non ci dimentichiamo che siamo solo a metà dell’opera. Adesso smaltiremo un po’ di tensione da campagna elettorale ma subito dopo ci mettiamo al lavoro altrimenti tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora rimarrà lettera morta.