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Sanità, Campanella chiude a pazienti non oncologici: ”Con aria non si comprano farmaci”

di Clara Varano – L’unica soluzione potrebbe essere quella di una Irccs, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, l’aumento dei posti letto e la creazione di una hospice che fornisca servizi domiciliari ai pazienti. Questo, forse, potrebbe salvare la fondazione, più volte definita “mostro”, Tommaso Campanella. Da tempo sulla fondazione pende la spada di Damocle della chiusura. Diverse sono state le soluzioni tampone, nel corso degli anni, ma “adesso basta”. “Adesso basta!” è quanto dichiara il neo direttore generale della Tommaso Campanella, Mario Martina, che non è più disposto a prendersi la responsabilità di trattare malati senza la giusta copertura farmacologica, per la quale fino ad ora la fondazione si è fatta carico.

Durante una conferenza fiume, oggi pomeriggio a Catanzaro, il Dg ed altri dirigenti, hanno chiarito la posizione critica della Campanella e sottolineato che “dal 23 giugno prossimo la fondazione Tommaso Campanella sospenderà tutte le attività per le unità operative non oncologiche”. “Gli eventi sono precipitati. Dal 23 giugno, espletate le dimissioni per i paziente ricoverati, non potremo più far fronte alle unità operative non oncologiche”. E’ quanto ha dichiarato il direttore generale della Tommaso Campanella, Mario Martina. “Con l’aria non si comprano farmaci e non si retribuiscono i dipendenti. Nell’ultimo mese abbiamo subito un pignoramento di 73mila euro prima e 545mila euro in questi giorni, da parte di casa farmaceutiche nostre creditrici. La nostra credibilità è pari a zero ed è ovvio che non vogliano più farci credito”.

Gli ultimi risvolti, ha sottolineato Martina, “hanno stroncato ogni possibilità di far fronte alle necessità sanitarie dei pazienti e retributive del personale”, negli ultimi mesi “la fondazione si è presa la responsabilità di continuare a trattare i pazienti non oncologici nonostante secondo il decreto sottoscritto ad ottobre dalle parti interessate, la gestione delle unità non oncologiche venisse trasferita all’Azienda Mater Domini”, trasferimento, rimarca Martina “che non è mai avvenuto fattivamente”. La Regione si era impegnata “per far fronte al trasferimento, ad erogare 26 milioni di euro all’anno all’azienda Mater Domini, ma quel trasferimento non è mai stato fatto – ha evidenziato Martina –, le unità operative non oncologiche sono rimaste a noi senza che ci fossero trasferiti i fondi per garantire il loro corretto trattamento”.

Ad oggi “alla fondazione sono stati erogati 8 milioni e 400mila euro per far fronte sia alle unità oncologiche che non oncologiche – ha proseguito il direttore generale –, meno dei 10 milioni di euro per i quali la Regione si era impegnata nel decreto”. “Il 19 maggio ho inviato alle parti una lettera, rappresentando loro la situazione che si sarebbe andata a creare, ma non ho ricevuto nessuna risposta. Intanto le forniture delle case farmaceutiche iniziano a venir meno, sia per malati oncologici che non oncologici, io sono alluvionato da richieste di decreti ingiuntivi e l’unico a rispondere è stato il prefetto Raffaele Cannizzaro, che ci riceverà martedì 17. Se in quella sede troveremo una soluzione, dal 18 il provvedimento preso oggi sarà sospeso, altrimenti l’alternativa è la chiusura da qui ad un anno”. Gli stipendi del personale destinato alle unità non oncologiche, ha detto Martina, “sono stati pagati fino ad aprile 2014, da maggio non abbiamo più i titoli, né soldi per farlo”.

La soluzione “potrebbe essere – ha concluso il direttore generale – quella di creare, come è mio intento, una Irccs, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, oltre a quella valutata dal commissario Andrea Urbanicon il ministero di creare una Hospice e altre soluzioni di assistenza domiciliare, ma quando? Senza un quando i fornitori ci chiudono le porte. Bisogna aumentare i posti letto, 35 sono insufficienti per la sopravvivenza, e i fondi di destinazione”.

Accanto al direttore generale, il referente della direzione amministrativa, Antonio Minniti, la dirigente del dipartimento oncologico Patrizia Doldo e il presidente della fondazione, Paolo Falzea, il quale ha dichiarato: “Ad ottobre abbiamo sottoscritto un accordo. Abbiamo firmato un decreto, ma per quel decreto è solo la firma della Tommaso Campanella ad essere valida. Ci hanno detto che le firme aggiunte non hanno nessun valore. Allora mi chiedo, quando le firme apposte da rappresentanti delle istituzioni davanti a rappresentanti dello Stato avranno valore? Qualcuno ha detto che la Tommaso Campanella doveva diventare una Bad Company, una realtà priva di vitalità come è già successo in Italia, a questo punto io non ho parole!”.

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