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    Reggio, l’allarme di Sos Mediterraneo: ”Stop al trasbordo delle armi chimiche”

    ”Chiediamo che sia stoppata l’operazione di trasbordo delle armi chimiche e che sia condotta in un altro luogo, lontano dal Mediterraneo, e con un metodo più sicuro”. E’ l’allarme lanciato dal professiore Vaggelis Pissias, scienziato greco e docente alla Higher Technical University of Athens, giunto a Reggio Calabria insieme al Consigliere Regionale delle Isole Ioniche Theodoros Boukas. Una visita, quella dei due attivisti greci, programmata nell’ambito delle attività del Coordinamento Sos Mediterraneo, che ormai da diversi mesi si batte per una corretta informazione sul tema del trasbordo delle armi chimiche.

    Dopo numerosi collegamenti in diretta web con la Grecia, il Professor Pissias e Boukas sono giunti in Calabria per incontrare i comitati e le associazioni presenti sul territorio. ”Lo scopo – hanno spiegato gli attivisti di Sos Mediterraneo – è quello di compattare un fronte di azione comune fra Grecia e Italia. Ci appelliamo a tutti i comitati, le associazioni ed i sindacati che condividono le nostre preoccupazioni per dare vita ad un coordinamento più ampio possibile. Perchè uniti si vince”.

    ”E’ la prima volta che si realizza un’operazione del genere in mare aperto – ha spiegato il Professor Pissias commentando l’imminente operazione – si tratta di un esperimento proposto dagli Stati Uniti alle Nazioni Unite, ma sono stati loro stessi a dire che è un esperimento senza precedenti. Quando gli abbiamo chiesto cosa potrebbe accadere in caso di incidente ci hanno risposto che è quasi impossibile. Ma è proprio quel quasi che ci preoccupa”.

    A preoccupare lo scienziato greco sono soprattutto i rischi per la popolazione. ”Ogni programma – spiega – dovrebbe essere corredato da un’analisi dei rischi. Ed in questo caso molti scienziati sostengono che i rischi sono molto alti. Il programma previsto non consiste in una sola azione ma è un processo composto da diverse sezioni. I rischi sono relativi alla fase del trasporto, sia nella fase di carico che di trasbordo”.

    armi chimiche”Il punto – spiega ancora il Professor Pissias – è che non abbiamo la possibilità di esaminare con esattezza la natura delle sostanze e di comprenderne il livello di degrado. E dunque non sappiamo che tipo di materiale è quello che verrà trattato. E consideriamo anche che l’operazione dovrà avvenire in mare e gli stessi americani hanno riferito che se la nave oscilla di 5 gradi l’operazione deve essere bloccata.

    L’altro problema riguarda l’erosione dei materiali e la perdita delle sostanze. Si tratta di un’operazione condotta una volta a più di 800 miglia dalla costa delle Isole Fiji. Ci chiediamo perché oggi debba essere compiuta nel Mediterraneo a 200 miglia dalle coste di Italia e Grecia.

    E’ stato dichiarato – conclude Pissias – che l’operazione ha una percentuale di rischio dell’uno per mille. Qualsiasi medicina o ad esempio un materiale per gli aerei non viene prodotto con una percentuale di rischio simile. Considerate che un litro di sostanze di quelle che verranno smaltite a Gioia Tauro sarebbe in grado di uccidere cento mila persone. E l’operazione produrrà un gas che si spande nell’aria e può essere spostato dal vento in qualsiasi direzione”.