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Cosenza, presentazione nuovo libro Gratteri e Nicaso: ”Male lingue – Vecchi e nuovi codici delle mafie”

Leggere e comprendere i codici della ‘ndrangheta per sfatarne il falso mito che negli anni si è metastatizzato all’interno della nostra società. E’ questo l’intento del nuovo libro “Male lingue” (Luigi Pellegrini Editore) della collana “Mafie” diretta dallo scrittore Antonio Nicaso, quest’ultimo autore del libro con il Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria Nicola Gratteri, e i linguisti John B. Trumper e Marta Maddalon. Il volume, presentato in anteprima il 9 maggio alla Fiera del libro di Torino, intende ripercorrere la storia della malavita organizzata calabrese attraverso l’analisi dei codici finora ritrovati. Nella bella cornice del Terrazzo Pellegrini, che ha ospitato la presentazione cosentina del libro, Antonio Nicaso ha posto l’accento sulla “longevità dei codici della ‘ndrangheta e sul grande aiuto che il loro ritrovamento fornisce ai magistrati. Si tratta di linguaggi segreti comuni agli ‘ndranghetisti in tutta Italia e in tutto il mondo. Per troppo tempo si è speculato sull’impenetrabilità della pseudo-cultura della mafia”. I linguisti, dialettologi ed etnolinguisti John B. Trumper e Marta Maddalon hanno focalizzato l’attenzione degli astanti sui meccanismi e sulle interessanti particolarità dei codici criminali dal punto di vista linguistico. “Prima dei giovani mi piacerebbe che il libro sia letto dai magistrati intenzionati a combattere la mafia e dai docenti universitari che aspirano a della cattedre sul tema della criminalità organizzata”, questo il severo incipit dell’intervento di Nicola Gratteri. Il consigliere della Commissione parlamentare antimafia sottolinea che “oltre ai vincoli di sangue un aspetto fondamentale della ‘ndrangheta – che ne ha garantito la sopravvivenza rispetto ad altre criminalità organizzate- è rappresentato dalla ferrea osservanza delle regole. Gli “sgarri” non comportano inevitabilmente la morte ma vengono puntualmente sanzionati. La leadership dei boss si nutre del rispetto delle regole e si rafforza mediante una manipolazione psicologica degli affiliati”. “La ‘ndrangheta -prosegue Gratteri- ha un codice e quindi un tribunale con un solo grado di giudizio. Nonostante la sua perversione agli occhi di alcuni cittadini tutto ciò procura, paradossalmente, una maggiore credibilità rispetto alle stesse istituzioni”. “I picciotti calabresi e siciliani -ha invece aggiunto Nicaso- autori di questi codici, da sgrammaticati ed ignoranti, nel tempo sono riusciti addirittura ad insinuarsi all’interno della classe dirigente, prima usati e poi legittimati dal potere”. “La decodificazione -conclude lo scrittore italo-canadese- dei linguaggi criminali mette a nudo la ‘ndrangheta sfatando il fasullo mito costruito negli anni da poveracci senza arte né parte che costituiscono la feccia dell’umanità”.

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