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‘Ndrangheta, processo ”Alta Tensione”, la requisitoria del pm Musolino: ”I Caridi-Borghetto-Zindato si sostituivano in pieno allo Stato”

tribunale

di Angela Panzera – “Dovete condannarli”. È durata quasi cinque ore la requisitortia del processo ordinario “Alta tensione” effettuata dal sostituto procuratore antimafia, Stefano Musolino.

Processo, questo, che vede alla sbarra 33 persone ritenute, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno, estorsione, intestazione fittizia di beni, danneggiamenti e altri gravi delitti.

Nello specifico il pubblico ministero ha invocato al Tribunale, presieduto da Natina Praticò, le seguenti richieste di condanna: 18 anni per Natale Paolo Alampi, 21 anni e 6 mesi per Eugenio Borghetto, 15 anni e 6 mesi per Tullio Borghetto,  24 anni per Bruno Caridi,  25 anni per Santo Giovanni Caridi, 16 anni per Demetrio Giuseppe Cento, 6 mesi per Antonia Contestabile, 1 anno e 6 mesi per Carmelo Gattuso, 15 anni per Natale Iannì, 18 anni per Paolo Latella, 1 anno e 6 mesi per Pasquale Giuseppe Latella, 18 anni per Domenico Malavenda, Osvaldo Salvatore Massara e Giampiero Melito, 6 mesi per Concetta Modafferi, 24 anni e 21 mila euro di multa per Giuseppe Modafferi,  1 anno e 6 mesi per Carmela Nava, 16 anni in continuazione con altri reati per Tommaso Paris, 1 anno di carcere per Biagio Consolato Parisi e Giuseppe Parisi, 15 anni per Fabio Pennestrì, 18 anni per Matteo Perla, 20 anni e 15 mila euro di multa per Vincenzo Quartuccio, 1 anno per Giuseppe Riggio, 20 anni per Diego Rosmini, 15 anni di reclusione per Sebastiano Sapone, 6 mesi per Massimo Orazio Sconti, 20 anni per Domenico Serraino, 15 anni per Giovanni Zindato e Giuseppe Zindato.

Unica richiesta di assoluzione perchè il fatto non sussiste è stata chiesta nei confronti di Nicolina Zumbo, mentre è stato chiesto dal pm il non doversi procedere per intervenuta morte del reo nei confronti di Francesco Modafferi e Fabio Franco Quirino.Richieste pesantissime quelle del sostituto procuratore antimafia Stefano Musolino che individua presumibilmente in questi soggetti una delle cosche più potente dell’intera città.

L’operazione “Alta Tensione” scattò il 29 ottobre 2010, allorquando la Squadra Mobile di Reggio Calabria diede esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare che fece finire dietro le sbarre trentaquattro soggetti. Secondo le risultanze investigative, la triade  composta dalle famiglie Caridi-Borghetto-Zindato, federate alla cosca Libri, controllava in pieno i rioni Ciccarello, Modena e San Giorgio Extra, situati alla periferia Sud di Reggio Calabria.  Un controllo oppressivo, fatto di vessazioni, minacce e danneggiamenti, sotto cui ogni commerciante ed imprenditore doveva stare. Le tre famiglie avrebbero messo in atto un’attività che permetteva di dominare capillarmente il territorio.

Gli abitanti della zona dovevano perfino, sostiene l’accusa,  chiedere il permesso alle cosche per decidere quali ditte contattare per i propri lavori privati: un controllo economico e sociale asfissiante, di cui documentano anche le numerose intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate dalla Polizia di Stato. A fare gola ai soggetti presumibilmenti collusi con la ‘ndrangheta, le aziende operanti nel settore edile. Pitturazione dei locali, lavori in muratura, appalti e sub-appalti, qualsiasi cosa doveva passare fra le mani del clan e chi non sottostava al loro volere diventava vittima di attentati e minacce. Lettere minatorie, aggressioni verbali, danneggiamenti, fra cui incendi, di tutto di più. Almeno di ciò è convinto il pm antimafia Stefano Musolino. A corroborare tale tesi la testimonianza di uno dei tanti imprenditori, operante proprio nel quartiere Modena all’epoca delle indagini della D.D.A. Uno dei pochi fra l’ altro che ha confermato anche in dibattimento le dichiarazioni resi durante le indagini.

E proprio le sue dichiarazioni sono state rilette in aula dal sostituto procuratore durante la lunga requisitoria: “A  Reggio Calabria, affermò il Ficara, tutti gli imprenditori pagano il pizzo. Non ce n’è uno che non lo paga. Dottore non vi posso fare nomi e cognomi. Ho Paura”. Ma il pm Musolino, durante la requisitoria non si è limitato soltanto ad effettuare le richieste di condanna per i soggetti imputati in questo processo. “ La lotta- ha affermato il sostituto in aula- alla ‘ndrangheta si fa anche attraverso messaggi sociali; le persone non possono venire nelle aule di giustizia e mentire spudoratamente e dimostrando inoltre,  arroganza. Questi soggetti non possono venire qua e dare risposte che cadono nell’ironia o totalmente confliggenti con la realtà che emerge dai fatti. Signor presidente, vi chiedo infatti  che quando voi scriverete questa sentenza, che non può essere che di condanna, di inserire già nel dispositivo di sentenza, anche i nomi dei soggetti che hanno reso falsa testimonianza. Cosi da permettere alla Procura di sanzionarli. Per le prossima udienza di giorno 24 sono previsti i primi interventi difensivi. La sentenza è attesta entro l’inizio dell’estate.

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