Ndrangheta, operazione ''Magna Charta'': sgominata la ''multinazionale del narcotraffico''

lunedì 04 giugno 2012
12:34

cocaina
di Francesco Creazzo -
E’ la procura di Milano a scoperchiare, questa volta, il calderone delle alleanze internazionali del narcotraffico con l’operazione ‘’Magna Charta’’: arrestata l’‘’elite’’ dei grandi importatori

di polvere bianca che si estende in tutto il globo.
Una ragnatela di contatti, affari e spedizioni al cui centro sta, come al solito, la ndrangheta. Le cosche calabresi, che ormai hanno colonizzato tutto il nord, sarebbero il vero e proprio collante che tiene uniti gli storici cartelli dei narcos mondiali: gli emissari piemontesi della cosca Bellocco di Rosarno, infatti, assieme alla mafia bulgara, quella che discende dai vecchi cartelli di Sofia, sarebbe il motore che sposta la cocaina in tutto il mondo.
Oltre 6 tonnellate in 5 anni solo quella sequestrata a coloro che, secondo i  vertici dei carabinieri del Ros presenti stamane a Roma in conferenza stampa, sarebbero i leader degli importatori di droga dai paesi del Sud America.

Lombardia, Piemonte e Veneto, ma anche Bulgaria, Spagna, Olanda, Slovenia, Romania, Croazia, Finlandia e Georgia. Queste le piazzeforti di un mercato che, a partire dal Venezuela e dalla Colombia, faceva scalo nei porti del Mediterraneo come Alicante in Spagna o l’isola di Madeira in Portogallo.

Spedizioni che, una volta sorpassato l’ostacolo dell’oceano Atlantico,  si muovevano fuori dalle grandi rotte mercantili, lontane dai doppi fondi dei container delle navi merci: la ‘’multinazionale del narcotraffico’’ preferiva imbarcazioni di basso profilo come velieri di scarsa stazza che nascondevano la droga recapitandola a destinazione in modo capillare sotto una guida che, secondo gli investigatori, era affidata ai fratelli Fabio e Lucio Cattelan, che si sarebbero preoccupati persino di reclutare gli skipper.

Nel 2007, su velieri come il “Blaus VII” e l’”Oct Challenger” vengono intercettate ingenti quantità di cocaina, fatto che conduce all’arresto di sette membri dell’ equipaggio. Dopo questo maxisequestro, secondo gli elementi in possesso degli inquirenti, la malavita prova a rifarsi: il boss bulgaro Evelin Nicolov Banev, detto Brendo, contattato dal trafficante padovano Antonio Melato, noleggia una barca a vela e una motonave per importare altri 3mila chili di stupefacente, ma una grave fuga di notizie sulle indagini in corso, fatta trapelare da un magistrato bulgaro oggi non più in servizio, convince l’organizzazione a rimandare tutto.

Al momento degli ultimi arresti, Antonio Melato e il figlio Alessandro, arrestati a Dubrovnik, sarebbero stati in procinto di organizzare una nuova spedizione, stavolta sulla rotta africana.

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