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Reggio: Seduta rovente in consiglio comunale. La maggioranza inciampa su un emendamento e torna lo spettro dei dissidenti

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di Stefano Perri
– Seduta a metà per l’odierno Consiglio comunale reggino. Dopo un acceso dibattito iniziale sui temi della legalità manca il numero legale e l’assemblea viene rinviata.

 

Una seduta che ha registrato un acceso scontro tra maggioranza e opposizione, in particolare in merito alla proposta avanzata dal Consigliere Liotta di esenzione dei tributi per le imprese che denunciano il racket e sulla proposta della maggioranza di deliberazione contro lo spostamento della sede dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati.  Torna inoltre a Palazzo San Giorgio il fantasma dei dissidenti all’interno della maggioranza che provocano, nell’occasione dell’emendamento presentato dal Consigliere Delfino sul tema dell’Agenzia dei Beni Confiscati, una pesante battuta d’arresto.

In apertura di seduta viene immediatamente  messa in votazione la proposta del consigliere Nicola Paris del Gruppo di Reggio Futura che comprende gli indirizzi per la rimozione e lo smaltimento delle coperture contenenti amianto dagli edifici pubblici e privati. “Una proposta – ricorda il Coordinatore dell’opposizione Massimo Canale – che a suo tempo presentammo come minoranza durante la scorsa legislatura”. Il provvedimento, condiviso, in effetti viene successivamente approvato all’unanimità, dopo la respinta di un emendamento in merito presentato dai consiglieri di opposizione.

Viene in seguito approvata a maggioranza, con l’astensione di 4 consiglieri di minoranza, l’integrazione alla deliberazione in materia di indirizzo per la riorganizzazione del personale di Palazzo San Giorgio presentata dal Consigliere Giuseppe Eraclini del Popolo delle Libertà.

Superata la fase iniziale, relativamente tranquilla, i toni si accendono sulla proposta, avanzata dal consigliere di Energia Pulita Nino Liotta, di un regolamento per il riconoscimento delle esenzioni per i tributi locali in favore delle imprese che hanno sporto denuncia contro il racket. Una proposta importante, condivisa all’unanimità nella commissione deputata, che lo stesso Liotta presenta come “un atto di civiltà da parte dell’Amministrazione comunale”, ma che solleva uno scontro durissimo tra maggioranza e opposizione sul tema della legalità.

Sul punto è il capogruppo del PdL Beniamino Scarfone a presentare un emendamento che tende ad estendere i benefici anche alle famiglie delle vittime di ‘ndrangheta ricordando, tra l’altro, gli atti ed i provvedimenti portati avanti dall’amministrazione negli ultimi anni sul terreno della lotta alle mafie. E’ il coordinatore della minoranza Massimo Canale ad esprimere riserve sull’emendamento: “Condivido la parte esecutiva ma non mi convince l’introduzione che richiama all’iniziativa ‘Vedo, Sento, Parlo’ della quale era titolare l’allora consigliere delegato Sergi che oggi le cronache cittadine e giudiziarie adombrano per pericolose contiguità con ambienti criminali. Io sono garantista per convinzione e per professione – conclude Canale – ma mi oppongo a quanto scritto nell’emendamento perché inopportuno”.

A rispondere a Canale è il consigliere Daniele Romeo, coordinatore cittadino del Pdl.  “Non condivido – dichiara Romeo – le accuse lanciate da Canale sul consigliere Giuseppe Sergi. E’ giusto ricordare che Sergi non è una persona indagata ma non so se in quest’aula c’è qualcuno talmente specchiato da poter parlare e fare facile ironia sugli altri pensando di essere detentore della legalità”. Una dichiarazione che provoca la dura reazione di Canale e degli altri consiglieri di minoranza che invitano Romeo a circostanziare le sue accuse.

“Nella premessa all’emendamento –  conclude il promotore e Capogruppo del Pdl Scarfone – non abbiamo utilizzato questioni ne politiche ne pretestuose. Abbiamo citato dei fatti concreti, degli atti dell’amministrazione, non ci vedo nulla di offensivo che possa spingere la minoranza a non condividerlo”.

L’emendamento viene poi approvato con i voti favorevoli della maggioranza, l’astensione del Polo Civico e i voti contrari della minoranza. La delibera nel suo complesso viene poi votata all’unanimità registrando però lo strascico di un clima teso in aula.

E’ di nuovo il consigliere Nicola Paris ad illustrare la proposta sulle iniziative finalizzate a scongiurare il trasferimento da Reggio della sede dell’Agenzia Nazionale dei beni confiscati e potenziarne le attività. La goccia che, in sostanza fa traboccare il vaso. Una proposta sulla quale il consigliere Canale eccepisce immediatamente una questione pregiudiziale visto che, come lui stesso dichiara in aula, “è già stato chiarito che la sede non sarà spostata perché per il trasferimento sarebbe necessaria una legge di pari rango”.

A spiegare le motivazioni della delibera è il Capogruppo del Pdl Beniamino Scarfone. “Questa iniziativa nasce dopo le dichiarazioni di alcuni parlamentari del PD che proponevano lo spostamento della sede. Abbiamo pensato di creare un fronte comune contro questa ipotesi. Penso che questo ordine del giorno possa essere condiviso da tutti”.

E’ il consigliere Demetrio Delfino a presentare l’emendamento che segna la debacle della maggioranza. La proposta di Delfino cassa la parte relativa al rischio dello spostamento della sede lasciando integro l’invito a potenziare l’Agenzia dal punto di vista economico. L’emendamento, sostenuto da tutto il centrosinistra, è approvato con i voti decisivi dei consiglieri Pasqule Imbalzano di Scopelliti Presidente e Andrea Crupi e Bruno Bagnato dell’Udc, che sbaragliano la maggioranza. Ed è così che ritorna lo spettro dei dissidenti a Palazzo San Giorgio. La proposta emendata viene poi complessivamente approvata all’unanimità ma al di là della delibera in sé rimane lo smacco per la maggioranza ed un clima rovente in aula.

Passano pochi minuti e il consigliere Andrea Crupi chiede la verifica del numero legale. I consiglieri di centrosinistra escono dall’aula, rimangono 13 sparuti consiglieri che da soli non riescono a garantire la maggioranza assoluta necessaria per le sedute in convocazione straordinaria. La seduta è sospesa. Rimangono insoluti una serie di punti all’ordine del giorno tra i quali la modifica degli Statuti delle Società partecipate e le determinazioni sulle deliberazioni della corte dei conti, oltre alle mozioni su lotta contro l’omofobia e sulla vicenda del Terzo Settore presentate da maggioranza e opposizione.

Si chiudono le porte dell’aula del Consiglio e si apre, ancora una volta, la partita tutta interna alla maggioranza, costretta di nuovo a fare i conti con se stessa.

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