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Omicidio Ceratti: condannato anche in appello Sergio Prezio

pistola
di Claudio Cordova – Confermata anche dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria la condanna a trent’anni di reclusione nei confronti di Sergio Prezio, ritenuto responsabile dell’omicidio del medico Stefano Ceratti, ucciso nel pomeriggio

del 7 aprile del 1992 a Bianco, all’interno del proprio studio. La Corte (Bruno Finocchiaro presidente, Gabriella Cappello a latere) ha deciso al termine della camera di consiglio, che era stata preceduta dalla discussione in aula del sostituto procuratore generale, Fulvio Rizzo, e delle parti, compresi i legali rappresentanti della famiglia Ceratti. Prezio era già stato condannato dalla Corte d’Assise di Locri, che lo aveva punito, il 12 luglio 2010, con trent’anni di carcere, confermati ieri in secondo grado di giudizio, insieme al risarcimento della parte civile.

Fu lo stesso Prezio, nel 1999, dopo un arresto per droga, operato dalla Squadra Mobile di Cosenza, a manifestare la propria volontà di collaborare con la giustizia. Prezio ricordò con ottima precisione dinamiche e tempi del delitto, ma fornì anche delle indicazioni sul movente dell’omicidio, nonché sui mandanti: gli “amici di Reggio” cui fece riferimento il giovane nei propri verbali, altri non erano che i membri della storica famiglia Pelle di San Luca. L’omicidio di Ceratti fu definito, negli anni, “politico-mafioso”: a condannare a morte il medico sarebbe stata l’attività di segretario della Democrazia Cristiana svolta nel comprensorio della Locride.

Successivamente Prezio si allontanò dal luogo in cui era stato spedito insieme alla famiglia, recedendo dalla volontà di collaborare con gli inquirenti. Dopo anni di silenzio solo nel giugno 2009 fu emessa dal Gip di Reggio Calabria un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’uomo: Prezio venne arrestato dopo ben diciassette anni dall’omicidio Ceratti. Già in dibattimento, in primo grado, l’uomo addusse giustificazioni risibili, prima sul delitto e poi sulla ritrattazione. Ma sia la precisione dei primi racconti (nel primo sopralluogo, effettuato nell’immediatezza dell’omicidio, i Carabinieri di Bianco trovarono cinque bossoli calibro 7,65 e il corpo di Ceratti, privo di vita, riverso a terra in una pozza di sangue) sia le argomentazioni esplicate sulla volontà di sospendere la propria collaborazione, convinsero i giudici a emettere la sentenza di condanna, confermata alcune ore fa anche nel secondo grado di giudizio.

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