
E’ una lettura d’un fiato che ti cattura e ti avvolge nella sua forma e nella sua narrazione scorrevole ma allo stesso tempo profondamente interrogativa che la rende un vero e proprio gioello nel confronto dell’uomo con la sete di “conoscenza”
nell’assoluta consapevolezza della realtà – vissuta nel dualismo eterno tra reale e fantastico – e della sua multidimensionalità con pienezza e fare ragionativo usando in modo originale i mezzi di rappresentazione del sogno attraverso un’esposizione ricchissima di spunti e di elementi di discussione tra parola e lettore.La narrazione inizia con un atteggiamento di quello spirito della ricerca che trae spunto dai segni e dai ponti di connessione tra realtà, mondo onirico ed immaginativo, e consapevolezza di essere “punti” del segmento di un’humanitas in cammino e dà luogo ad un lavoro di investigazione e scandaglio (elemento presente in tutti i racconti) che richiama uno degli scritti esoterici che più mi ha affascinato: “La chiave di Hiram” di Knight e Lomas. La chiave è data dallo splendido racconto La vergine francese, non solo apertura all’egregia raccolta ma vero fil rouge dell’intero “enigma”: la ricerca della “luce” che, magicamente, trova una sua via nel Dialogo di Pablo con Don Chisciotte ovvero: discorso sul sogno che vince la realtà: Interroga Pablo posto davanti alla visione reale di una farfalla nello straordinario dialogo immaginario con Don Chisciotte: “Ma è solo una farfalla! Splendida, colorata, ma solo una farfalla. Dov’è il sogno?” E Don Chisciotte risponde: “… le mie farfalle parlano ed i miei mulini camminano e combattono; ed io non possiedo nessuna televisione e nessun marchingegno del futuro, eppure mi pare di riuscire a viaggiare molto più lontano e più a lungo di voi…”Scrive una nostra comune amica poetessa nella lirica Sasso o farfalla ne Il pensiero dominante: …e sono sasso / e non farfalla / se d’ignoranza / opprimo/ l’evanescente essenza / di ciò che mi fa Anima.
Silvia Sestito




