Operazione Gebbione: sequestrati beni per un milione di euro

lunedì 21 aprile 2008
13:47

Continua efficacemente l’aggressione ai patrimoni ritenuti provento di attività criminose dagli uomini della Questura di Reggio Calabria, confortati dal riscontro giurisdizionale del Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione.  Le indagini di carattere patrimoniale, ancora una volta svolte dalla Divisione Polizia Anticrimine – Ufficio Misure di Prevenzione della locale Questura, hanno fatto seguito alla recente operazione “Gebbione” riguardante la cosca facente capo a Pietro LABATE (cl. ’51, attualmente detenuto in regime di 41 bis) conclusasi con l’arresto di 38 persone e la denuncia in stato di libertà di altre 17 per reati di mafia. La richiesta, avanzata a conclusione delle investigazioni finanziarie e patrimoniali, ha trovato conferma nel decreto n. 12/08 Reg. Mis. Prev. – n. 11/08 Sequ., datato 28.03.08, con il quale il Tribunale Misure di Prevenzione di Reggio Calabria ha disposto il sequestro di un appezzamento di terreno di circa 760 mq con sovrastante fabbricato a tre piani fuori terra di circa 200 mq per piano, nella disponibilità di CACCAMO Giovanni, cl. ‘48,  affiliato alla cosca mafiosa “LABATE”, arrestato il 04.08.2007 in esecuzione della citata ordinanza. L’aspetto inquietante è rappresentato dal fatto che quasi tutti i redditi dichiarati provenivano dagli emolumenti percepiti per il lavoro formalmente prestato dal CACCAMO in favore della S.p.A. O.ME.CA., prima, e Breda Costruzioni Ferroviarie – Ansaldobreda, poi, ma che, come emerso, “non si sostanziava in un’effettiva prestazione, ma in una sorta di sinecura parassitaria, intollerante di qualsiasi sforzo degli organi preposti alla direzione,” che consentiva di percepire, così, le retribuzioni senza l’espletamento di alcuna attività lavorativa. Il locale Tribunale M.P. ha sottolineato come la pericolosità sociale e criminale del gruppo “LABATE” abbia consentito agli stessi accoliti di condizionare le attività economiche presenti nella zona Sud della città, influendo con violenza e minaccia anche sulle scelte gestionali di aziende di rilevanza nazionale, come le officine “O.ME.CA.” di Reggio Calabria, imponendo rapporti commerciali con imprese conniventi con la cosca mafiosa, nonché l’assunzione di componenti della stessa organizzazione criminale. E’ così emersa la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine ad una plurima azione estorsiva posta in essere ai danni dei Dirigenti delle citato gruppo industriale da parte di CACCAMO Giovanni e del fratello Candeloro, cl. ‘33, i quali si avvalevano, per il mantenimento di un clima di soggezione ed intimidazione e per il compimento di “missioni punitive” contro dipendenti e funzionari ritenuti “ostili”, dei nipoti, CACCAMO Antonino Gaetano, cl. ‘85, CACCAMO Angelo, cl. ‘82, CACCAMO Fabio, cl. ’81, anch’essi assunti presso la suindicata azienda ed arrestati nell’ambito della medesima operazione. Con il medesimo provvedimento il Tribunale M.P. ha disposto, altresì, per tutti la sospensione dell’efficacia delle iscrizioni e delle erogazioni di cui all’art. 10 L. 575/65 finalizzate alla concessione di contributi, mutui, o concessioni. Il valore del patrimonio sequestrato ammonta a circa un milione di Euro.

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