Dda Reggio: “Togliere potestà figlia a moglie di Pasquale Condello”

mercoledì 20 febbraio 2008
20:11
“Alle mogli dei boss mafiosi vanno tolti i figli”. Dopo l’arresto a Reggio Calabria del capo della ‘ndrangheta Pasquale Condello, la direzione distrettuale antimafia tenta una clamorosa e inedita strada per colpire alle radici le le organizzazioni criminali italiane. Il tribunale per i minorenni del capoluogo calabrese ha ritenuto fondata la richiesta della procura per escludere la moglie del boss catturato dopo 20 anni di latitanza dall’esercizio della potestà sulla figlia di 16 anni che vive con lei. E che, secondo gli accertamenti eseguiti dai pubblici ministeri Salvatore Boemi, Giuseppe Lombardo e Domenico Galletta, sarebbe stata usata dalla madre Maria Morabito per “coprire la latitanza” del padre.
Il caso verrà esaminato il 29 febbraio dal tribunale per i minorenni di Reggio Calabria che, se dovesse ritenere motivata la richiesta, aprirebbe una nuova strada per la lotta alla criminalità mafiosa.
“La nostra riflessione è stata questa” spiega a Panorama il pubblico ministero Lombardo: “come è possibile che la decadenza dalla potestà venga applicata quando è accertato che un minore è vittima di maltrattamenti, mentre l’identico istituto civilistico non è mai stato applicato per i ragazzi e i bambini che vengono allevati respirando un’aria distorta, la cultura mafiosa?”. Il magistrato antimafia fa un’altra riflessione: “Ai figli dei latitanti viene perfino insegnato a non chiamare papà il loro genitore. Devono abituarsi a usare nomi diversi perché i grandi insegnano loro che potrebbero essere intercettati e portare gli inquirenti a scoprire il nascondiglio dei latitanti”.
La scelta dei tre magistrati della Dda di Reggio Calabria, che hanno lavorato in stretto rapporto con i carabinieri del Ros comandati dal colonnello Valerio Giardiana, tenta di colpire al cuore il primo collante delle ‘ndrine calabresi: la famiglia. “Una delle regole fondamentali della ‘ndrangheta” spiega a Panorama il procuratore aggiunto Salvatore Boemi “è che i figli maschi dei mafiosi sono dei mafiosi, dei predestinati”. “Ma qualcosa sta cambiando anche nel coinvolgimento diretto del mondo femminile, storicamente rimasto ai margini” aggiunge Lombardo. Ora i magistrati stanno esaminando la posizione familiare di tutti i maggiori latitanti della zona, molti dei quali compaiono nella lista dei 30 più pericolosi ricercati. Nell’elenco c’è, primo fra tutti, il fratello di Pasquale Condello, alias il Supremo. I magistrati ricordano che il familiare che favorisce un ergastolano (e Condello ne deve scontare nove) che ha subito una sentenza passata in giudicato e si sottrae alla giustizia, è punibile. Dunque, se la moglie di Condello dovesse avere usato per esempio la figlia sedicenne per fare arrivare alcuni dei pizzini che il boss custodiva nel suo rifugio, la donna non solo avrebbe commesso un reato lei stessa, ma avrebbe istigato la ragazzina a violare la legge. E dunque a quella donna, a quella madre, la figlia deve essere tolta. Perché venga affidata (ed educata) da un tutore nominato dal Tribunale per i minorenni.
Paola Ciccioli per www.panorama.it
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