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    La Consap sul caso-Contrada

    Dalla segreteria della Consap riceviamo e pubblichiamo 

    In questi giorni si ritorna a parlare di una vicenda ambigua e triste per tutti i servitori dello Stato.
    L’arresto, il processo e la condanna di Bruno CONTRADA, ex Funzionario del SISDE che molteplici rappresentanti dello Stato Italiano hanno descritto, perché lo hanno conosciuto, integerrimo e capace di servire le Istituzioni italiane con dignità e professionalità.

    Di contro vi erano quei soggetti che hanno fatto dell’antiStato un fattore di vita e per i quali necessita l’esistenza di tutte quelle strutture quali la Polizia di Stato, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, la DIA, il Sisde, il Sismi, ecc. con le loro evoluzioni nei tempi di competenze e nomi.
    Pertanto non è difficile trovarsi di fronte al soggetto malavitoso che per il solo fatto di accusare chi poco prima lo ha fatto arrestare, ne trae beneficio riconquistando la libertà per continuare l’illecito vivere.

    Non è nostro costume commentare le vicende giudiziarie ma ci lascia perplessi, leggere posizioni contrarie alla richiesta di differimento della pena o di concessione della grazia per CONTRADA quando in epoca non remota non si è vergato verbo per grazia concessa a terroristi, all’intitolazione di aule parlamentari a dimostranti violenti, morti durante le loro non civili rimostranze o a cittadinanze onorarie concesse a brigatisti.
     
    Lo stesso carcere militare di S. Maria Capua Vetere, ospita un ormai dimenticato poliziotto reggino che secondo le accuse avrebbe con il suo personale comportamento nella qualità di consigliere comunale, favorito dei pregiudicati locali. Orbene, la vicenda è intrisa dal massimo riserbo essendo le indagini in corso, ma vi è da dire che all’epoca dei fatti si scatenò una esasperata criminalizzazione di tutta la Polizia di Stato e la considerazione che viene spontanea è che appare un giustizionalismo esagerato quando vi è coinvolto un appartenente alle forze dell’ordine, mentre tutto è giustificato e rientra nella norma per tutti gli altri.

    Anche la morte del tifoso laziale nell’aretino, ha scatenato l’ira funesta di tanti contro la Polizia, ma la stessa attenzione e considerazione perché non è dedicata quando si affrontano le problematiche che affliggono le forze di polizia, dalla misera dotazione di mezzi, ai fondi necessari per il carburante o la manutenzione degli stessi,  per non parlare dei contratti di lavoro che nei rinnovi si è paragonati agli impiegati, nonostante la diversa funzione e pericolo nell’espletamento dei compiti.

    La certezza della pena deve essere una pietra miliare di ogni ordine democratico ma è ingiusto chiederla per qualcuno dopo aver aver assistito alle porte aperte a migliaia di detenuti i quali non hanno fatto altro che ripetersi nelle cattive azioni quotidiane.
    Il metro della giustizia deve essere uguale per tutti, senza differenza alcuna.
    Reggio Calabria, 29 dicembre 2007

    CARLO FIGLIOMENI
    SEGRETERIO GENERALE PROVINCIALE