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    Pd: “Sai che c’è di nuovo?”

    Da Giuseppe Falcomatà riceviamo e pubblichiamo 

    “Sai che c’è di nuovo?!”, sarebbe forse il titolo più adatto per introdurre l’argomento “Partito Democratico”. Già perché domenica 14 ottobre sarà il giorno della verità, sarà il giorno in cui milioni  di donne e uomini italiani saranno chiamati a disegnare il proprio futuro politico.

    Si proprio così. Perché è questa la più grande sfida che si vuole lanciare, o meglio ancora la missione che si vuole affidare al nuovo partito, e cioè: fare un’ Italia nuova ridando speranza agli italiani che guardano con occhi disorientati al domani.

    Il Partito Democratico è una grande conquista politica. Esso nasce dalla confluenza delle più grandi esperienze politiche, culturali e umane. Nasce avendo dentro di sé la mappa genetica di quelle formazioni che hanno restituito la libertà all’Italia, di quelle personalità che hanno inciso, in maniera indelebile, i principi su cui il nostro Paese ha costruito la sua storia. È questo il grande bagaglio di esperienza che si porta dietro il nuovo partito.
    Per la prima volta nella storia italiana, la nascita di un  partito non avviene a causa di una scissione, bensì grazie alla comunione di intenti di associazioni, gruppi, comitati, movimenti, singole persone che ne decideranno gli organi dirigenti ed il leader nazionale.
    Esso non va visto come la conclusione di un cammino, se lo fosse inchioderebbe se stesso al passato. Esso è il partito del nuovo millennio e, come tale, deve abbracciarne le sfide dimostrando che crescita economica ed equa ripartizione delle ricchezze non sono termini in antitesi.

    Deve guardare prima di tutto alle nuove generazioni, perché esse rappresentano il futuro. Una società come la nostra ha il dovere di basarsi sulla “conoscenza” perché la povertà della conoscenza è l’anticamera della povertà economica, e per fare ciò bisogna investire sull’educazione e sulla formazione. È necessaria una riforma per la scuola e per l’Università. Bisogna far si che alla fine del percorso formativo, i giovani siano in grado di accedere in tempi brevi al mondo del lavoro, prima attraverso stage, e poi attraverso master a apprendistato. Le offerte lavorative oggi esistenti avvengono tutte sotto forma di “precarietà”. Ai giovani viene chiesto di “aspettare”, ma aspettare significa “rinviare” alla possibilità di avere una famiglia e dei figli. Se non si vince questa battaglia  non si potrà mai porre fine alla “fuga dei cervelli” all’estero.
    Il problema scolastico è ancora più preoccupante qui da noi al sud, dove i divari nei livelli di apprendimento sono ancora più significativi e dove “l’ereditarietà lavorativa” è straordinariamente più accentuata.

    Il nuovo Partito democratico deve avere in sé ambizione e coraggio perché solo così si potrà dare la spallata definitiva alla vetusta classe politica. Non bisogna costruire un partito di “ex”, il nuovo gruppo dirigente, infatti, deve essere composto da quei volti nuovi che nei partiti, come nella società, hanno voglia di spendersi per il loro futuro e per quello del loro paese.
    Il rinnovamento dei volti, si deve accompagnare necessariamente ad un nuovo modo di fare politica. Essa deve terminare di essere scontro e deve diventare confronto civile e trasparente. Bisogna capire che la politica non sta nei talk show, ma tra le gente.

    È ora di voltare pagina, è ora di scegliere di essere padroni del proprio destino. Il 14 ottobre è un’occasione unica, parteciparvi significa essere protagonisti di una delle più grandi svolte politiche contemporanee.


    Giuseppe Falcomatà