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    Bregantini. “Percorsi personalizzati per i collaboratori di giuztizia”

     "Per i collaboratori di giustizia, ed ancor piu' per i testimoni di giustizia, lo Stato e la societa' civile dispongano ad applichino percorsi personalizzati, con l'uso sapiente di psicologi, con i familiari piu' vicini, con una residenza in localita' non troppo distanti dalla famiglia. Perche' e' il legame con la famiglia, nelle realta' del Sud, che sostiene e fa da pilastro nelle fatiche della vita". A chiederlo, con un comunicato stampa diffuso stamane, e' il vescovo di Locri-Gerace, mons. Giancarlo Maria Bregantini, che ha sottoscritto il documento insieme con la Comunita' diocesana dopo il suicidio di Bruno Piccolo, il testimone di giustizia impiccatosi nella dimora, fino a ieri segreta, di Francavilla al Mare, in Abruzzo, dove viveva sotto protezione. Le dichiarazioni di Piccolo erano state determinanti ai fini delle indagini sul delitto del vice presidente del Consiglio regionale calabrese Francesco Fortugno. "In questo momento di dolore e di angoscia – esordisce il presule – siamo vicini, con rispetto e solidale attenzione, alla famiglia di Bruno Piccolo, cosi' tristemente provata dal suo suicidio. Gia' si trovava nella sofferenza, ora questa tragedia la lascia in una disperazione piu' rinnovata". Bregantini si chiede "Come uscire" da questa grave situazione che si e' venuta a creare. "Prima di tutto – risponde – attraverso un'analisi leale del fatto. Crediamo, infatti, che questo suicidio sia sgorgato da una deformazione culturale devastante. Qualcuno ancora ci fa credere che in queste nostre terre, collaborare con la giustizia, riferendo particolari, circostanze, luoghi, fatti e nomi precisi su delitti gravi, debba essere visto coma una debolezza, una cosa da non fare. Una "infamita'", come tristemente viene definita, ancora oggi, tale scelta culturale. Va, invece, rivalutato questo gesto di civile dignita'". La nota stampa fa riferimento all'ambiente in cui certe situazioni maturano, come quello della Locride, terra in cui, scrive mons. Bregantini, "riferire di nomi e di volti, e' un gesto che va controcorrente, che sa di eroismo, e percio' di esempio. Certo, ognuno di noi, nella vita, ha i propri limiti e peccati. Tutto questo, pero', non deve fermare il cammino di impegno per il bene comune nella societa'". Amara la critica e l'autocritica che il presule fa dal momento che, si legge nel documento, "in questo contesto, la citta' di Locri, la stessa Chiesa, non hanno saputo valorizzare, capire e, quindi, sostenere, quel cuore ferito. Bruno, allora, e' rimasto solo, isolato. Perdente. Come la mafia lo ha volutamente fatto definire". (AGI)